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Poetica del lavoro in fabbrica
V. Pierini, a cura di, Foglie della memoria, Ediesse, Roma, 2006

La storia del novecento è raccontata in forma originale attraverso una antologia della poesia italiana. Infatti, i dieci capitoli che suddividono il volume comprendono gli eventi più rilevanti della storia italiana: dalla prima guerra mondiale al fascismo, dalla resistenza al processo di industrializzazione, dalle lotte sindacali degli anni sessanta fino agli accadimenti dei nostri giorni.

Il linguaggio poetico è raccolto con grande libertà - nel senso della contaminazione dei diversi linguaggi poetici, dalla poesia ermetica alla canzone d’autore – al fine di rappresentare in profondità gli avvenimenti, la vita, la storia del nostro novecento.

Non è dunque una antologia di poeti, anche se nel testo ne sono citati circa centocinquanta, poi raccolti nelle utilissime notizie sugli autori (p.665), ma è una antologia della scrittura poetica, come testo interpretativo, come pensiero poetante, che a suo modo "esprime e rappresenta il mondo, cioè, più propriamente, fornisce alla maggioranza (o alla minoranza egemone) degli individui di una comunità l’immagine del mondo che, in un determinato periodo storico, loro stessi concorrono a elaborare" (p. 21).

Fatta questa premessa va subito detto che il lavoro - con le scelte relative dei testi poetici come forme di dicibilità delle condizioni materiali, sociali e di lavoro attraversate da due spaventose guerre e da una umanità raccolta e divisa dal mondo delle idee – è un lavoro prezioso. Prezioso e inedito nel suo genere. Una parte significativa del libro è dedicata al mondo del lavoro: gli operai, gli impiegati, i migranti e la loro condizione.

A leggere i testi poetici che Pierini ha raccolto per questa sezione dell’antologia rimane sempre (anzi si rafforza) la convinzione che per comprendere il lavoro nelle fabbriche del novecento, più che mille testi di sociologia industriale è sufficiente il linguaggio letterario e in particolare quello poetico.

Il significato a cui essi rimandano oltre a dire il lavoro, svela quel sentimento che rende dicibile, con tutte le tonalità affettive, la condizione del lavoro vista non più come una semplice attività strumentale ma come esistenza e destino della persona. La visita in fabbrica (è la Pirelli cavi di Milano) è una visita che s’imbuca in un fragore: " rumore che si somma a rumore e presto spavento per me/ straniero al grande moto e da questo agganciato..." (p.453). L. Sciascia, invece, in poche righe descrive un mondo agricolo di povertà e di sacrificio ma in cui le luci delle parole (mandorleti, occhi acuti..) fanno intravedere una prossimità di una nuova attesa: " Dopo la raccolta, ragazzi scalzi invadono/ i mandorleti: scettri di miseria/ le lunghe canne tentennanti/ i loro occhi acuti/ s’incrunano tra le rame, scoprono/ la nuda mandorla lasciata…" (p. 440).

E’ un libro da leggere come si leggono i libri di poesia, con un senso di appartenenza dove la riflessione va dritta all’emozione e al pensiero e in cui la stessa meraviglia della lettura invita a osare per il futuro. E’ un libro che va consegnato alle scuole e va suggerito alle giovani generazioni. Perché è una antologia della parola poetica e perchè è una antologia della memoria. Della nostra memoria. Una memoria, in altre parole, che non solo ricorda ma che può sorreggere significati ed è coscienza del nostro presente troppo spesso avvolto da incertezze, ansie e affanni. Le Foglie della memoria rappresentano sicuramente una insolita e felice operazione editoriale e una retta e trasgressiva forma di narrazione. La tradizionale distinzione tra cultura umanistica e tecnica - che gran parte della intellettualità italiana, sostenuta dall’idealismo crociano, ha lungamente operato, tanto da impedire e offuscare la visibilità del lavoro come una forma fondamentale della modernità - viene qui sonoramente smentita a favore della parola poetica come linguaggio che parla delle cose come cose in sé. Senza fronzoli e inutili rappresentazioni.


  Franco Farina 06/10/2008 




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