Siamo di fronte ad un momento di rottura con il passato e questa volta non si tratta soltanto di parole.
Sembra che finalmente siano emersi segnali concreti della volontà, fino ad ora manifestata soltanto attraverso tanta retorica, di un cambiamento della politica italiana.
I risultati sono ancora tutti da verificare, ma i duri attacchi che hanno messo sotto i riflettori dell’opinione pubblica le anomalie e le distorsioni del sistema della rappresentanza e della legittimità delle istituzioni, hanno contribuito a risvegliare nella popolazione un’indignazione che per troppo tempo era stata sedata.
La crisi delle istituzioni, burocrate ed autoreferenziali, la sfiducia nella classe politica, nel sistema dell’inciucio e del “tutto si può fare, basta mettersi d’accordo un po’ di qua e un po’ di là”, ha portato al risultato elettorale che noi tutti conosciamo.
Il sindacato non può rimanere fermo rischiando di essere travolto dalle macerie che un cambiamento radicale sempre lascia sul campo.
Una formidabile occasione per concretizzare quelli che, a forza di sbandierarli, sono diventati dei veri e propri slogans: rinnovamento degli apparati, con maggiori possibilità d’inserimento per i giovani; nuovi strumenti di rappresentanza che assicurino al sindacato una base associativa sempre più ampia; investimenti di tempo e risorse per costruire una cultura del lavoro basata sul rispetto del lavoro come valore e del lavoratore come persona; costruire un impegno del sindacato a livello culturale, fuori dai cancelli della fabbrica, oltre le porte dell’ufficio.
Una riflessione che complessivamente la Flai, come sindacato di categoria ha già avviato da tempo e che è pronta a gestire e realizzare nei fatti, a partire dalla prossima conferenza d’organizzazione.
Il problema della crisi della legittimità e della rappresentanza è questione che ha investito la società intera: politica, istituzioni e sindacato, nessuno escluso.
Un tema che attira le inchieste giornalistiche e le invettive aprioristiche, coraggiose denunce e diffamazioni apologetiche.
Un tema che ben si presta ad essere strumentalizzato nel tentativo, sì, di distruggere un’ideologia, ma di sostituirla immediatamente con un’altra.
E per questo tipo di operazioni non serve il supporto dei dati – che per lo meno quando si confrontano si dovrebbe avere l’accortezza di verificare che siano tra loro omogenei altrimenti niente potranno dirci se non quello che noi vogliamo essi ci dicano – perché un’ideologia, per definizione, si giustifica da sé.
Questo tipo di operazioni non ha niente a che vedere con la voglia di cambiamento e di rinnovamento, di ricostruzione della società sulla base di valori e principi riaffermati e riscoperti, piuttosto esse rappresentano banalmente l’ultima trovata editoriale (vedi da ultimo S. Liviadotti, L’altra casta. L’inchiesta sul sindacato) per sfruttare un filone che da sempre assicura facili consensi: la demagogia.
Un’opportunità come questa non si verifica spesso nella storia di una società e non tutte le generazioni possono dire di aver avuto la possibilità di scendere in campo, direttamente e in prima persona, per mettere concretamente un pietra sulle fondamenta del proprio futuro.
Noi possiamo farlo. Non lasciamoci sfuggire quest’occasione perdendo tempo in polemiche infruttuose, beghe e politiche e recriminazioni. Passiamo ai fatti.
Come fondazione continueremo nel nostro impegno di formazione e di ricerca nel lavoro e per il lavoro, nella speranza, ed impiegando tutte le nostre risorse affinché ciò sia possibile, di raggiungere un sempre maggiore numero di persone e supportarle con gli strumenti della conoscenza.