Sono usciti in questi giorni, editi dal Mulino, tre libri di sicuro interesse.
Il primo Aa. Vv., Come sta cambiando l’Italia, Bologna, 2007, mostra come diversi settori industriali “siano riusciti ad aumentare le proprie quote nel mercato mondiale (e) ciò riguarda tanto attività tradizionali del made in Italy quanto attività tecnologicamente più avanzate. Una ripresa, riconducibile soprattutto a processi di ristrutturazione avvenuti a livello di impresa, piuttosto che alla nostra specializzazione settoriale”.
Il secondo è di G. Becattini, Il calabrone Italia, Bologna, 2007, in cui l’autore distanziandosi dall’attuale “dibattito sui dilemmi connessi ai segni del declino economico del nostro paese, […] si distacca dal pensiero dominante per sottolineare il ruolo di una politica industriale che sviluppi, quantificandoli, i tradizionali punti di forza del nostro export: Made in Italy e meccanica”.
Il terzo libro è Aa. Vv., I distretti industriali del terzo millennio, Bologna, 2007 ed affronta l’attuale trasformazione dei modelli distrettuali che, sempre di più, “si configurano come sistemi locali dell’innovazione, in cui acquisiscono un peso crescente le strategie deliberate degli attori, in particolare le imprese leader”.
Sulla base dei dati disponibili, presenti a diverso titolo nei libri sopraindicati, è evidente un mutamento della struttura del sistema produttivo italiano. Tale mutamento - in conformità alle sfide competitive della globalizzazione e della internazionalizzazione dei mercati, e relativamente ai dati dell’ultimo biennio delle esportazioni industriali - mette in luce quanto la ripresa delle performance dell’export dipenda dalla singola impresa. Questo dato riduce di molto le considerazioni sul declino industriale (in particolare sul settore agro-alimentare) relativo alle attività tradizionali del made in Italy, fortemente esposte alla concorrenza delle nuove economie industriali così come il giudizio della crisi irreversibile dei distretti industriali. I dati, infatti, dimostrano che gli aumenti delle quote di mercato a livello mondiale si riscontrano sia nelle attività di specializzazione produttiva sia nelle attività con la presenza di tecnologie avanzate e sia nei distretti, mediante alcune e significative aziende che nel corso degli ultimi anni hanno operato processi di ristrutturazione. Questi mutamenti, infatti, hanno permesso di aggredire la ripresa economica, con dei vantaggi competitivi rispetto alle altre aziende, indipendentemente dalla loro appartenenza nel distretto o nel settore di specializzazione.
I motivi e le caratteristiche di questi vantaggi competitivi dipendono da più fattori tra i quali la produttività, l’intensità del capitale, gli investimenti in innovazione, la dimensione d’impresa, il mutamento organizzativo e la crescita delle competenze del capitale umano e sociale.