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Sulla responsabilità della creazione di significati: avvertenze per l'uso consapevole di un dizionario
V. Moretti, Dizionario del pensiero organizzativo, Ediesse, Roma, 2006

La presentazione in quarta copertina del libro di V. Moretti recita così: "Può un dizionario del pensiero organizzativo essere utile, suscitare un qualche interesse […] tra le file di tutti coloro, sindacalisti, imprenditori, dirigenti, formatori, professionisti, knowledge worker, che con i sistemi organizzativi e l’innovazione si ritrovano, in maniera più o meno consapevole, a fare i conti ogni giorno?" La risposta a tale domanda è soltanto affermativa.

Indubbiamente. Il dizionario si offre come un buono strumento di studio e approfondimento sicuramente tra le file di studiosi dei sistemi organizzativi e sindacalisti alle prese con appuntamenti e scadenze rivendicative (la contrattazione di secondo livello, processi di riorganizzazione aziendale e così via). Sul tema delle organizzazioni esiste una nutrita e significativa bibliografia che varia dalla storia delle organizzazioni, secondo naturalmente diversi punti di vista, alla tematizzazioni dei sistemi organizzativi, sia in relazione ad autori e sia alla applicazione sul campo dei suddetti, così come ci sono anche autorevoli dizionari, in particolare quelli relativi alla sociologia industriale e del lavoro, che si soffermano efficacemente sugli aspetti organizzativi, ma a tutto oggi mancava un dizionario specifico e specialistico sul tema.

Il lavoro di V. Moretti va apprezzato non solo per l’opera di sistematicità delle voci e della bibliografia presente in appendice che strutturano il dizionario (fordismo, cognitivismo, F. W. Taylor, K.E. Weick, ecc..) ma per la trama e le interdipendenze che ordinano il lavoro e che permettono sia la semplice consultazione per autore e per voce e sia per le forme di relazione e costruzione di significati data la connessione che l’autore ha voluto sapientemente dare attraverso la struttura delle voci che prevede rimandi e connessioni ("Vedi anche," "domande," "concetti e parole chiave" e così via) per ogni singola voce.

L’avvertenza, in questi casi d’obbligo, è quella per cui l’utilizzo del dizionario, così come per le opere di consultazione, presuppone sempre una pre-comprensione degli argomenti che si vogliono trattare, così come è sempre necessario sapere ciò che si cerca e ciò che si vuole cercare. Confondere l’opera di consultazione come il fine e non come un mezzo, non solo renderebbe vano lo stesso apprendimento ma vanificherebbe la funzione stessa del dizionario tanto più costruito, così come è in questo caso, sulla responsabilità della creazione di significati che su quella della esclusiva e semplice informazione.


  Franco Farina 20/07/2009 




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