Nel 2024 il patrimonio zootecnico mondiale superava i 32 miliardi di capi, a fronte degli 8,3 miliardi registrati nel 1975. In cinquant’anni, quindi, il numero degli animali allevati nel mondo è quasi quadruplicato. L’incremento è stato particolarmente marcato a partire dai primi anni 2000 ed è frutto dell’intensificazione progressiva dei sistemi di allevamento, legata alla crescente domanda di proteine animali nei Paesi in via di sviluppo e all’organizzazione sempre più industrializzata del settore.
A fronte di una crescita complessiva del patrimonio zootecnico mondiale del 285% in cinquant’anni, l’incremento è fortemente polarizzato per specie: il comparto avicolo cresce del 357%, mentre bovini (+33%) e suini (+40%) restano su tassi di crescita molto più contenuti. Dal punto di vista geografico, l’Asia registra un incremento del 620%, trainando la crescita mondiale, mentre anche l’Africa manifesta una crescita significativa (+373%). All’estremo opposto si collocano Europa (+19%) e Oceania (+99%), mentre le Americhe si posizionano in una fascia intermedia (+174%).
Alla crescita della numerosità dei capi allevati si è accompagnato un processo di crescente concentrazione della produzione in poche grandi imprese. Parallelamente all’espansione del settore zootecnico cresce l’impatto del settore in termini ambientali: oltre tre quarti della superficie agricola mondiale è utilizzata per le attività zootecniche e agli allevamenti sono destinate oltre il 40% del totale delle risorse idriche consumate per le attività agricole. Il pollame continuerà probabilmente a rappresentare il motore principale dell’espansione zootecnica anche nei prossimi anni, se pur con un ritmo complessivo molto più moderato rispetto al passato.
