Nel 2024 1.019.177 operai agricoli dipendenti sono stati impegnati complessivamente per 120.512.363 giornate.
Rispetto al 2023, la numerosità degli operai agricoli dipendenti e il totale delle giornate lavorate risultano entrambi in aumento nella stessa misura (+2,4%). Negli ultimi 10 anni la numerosità degli operai agricoli dipendenti è diminuita dell’1,5%. Nello stesso periodo le giornate lavorate sono aumentate del +13,6%.
Nel 2024 le imprese attive che occupano manodopera agricola dipendente sono 167.804.
Nel 2024 gli occupati dipendenti in agricoltura erano per il 69,8% uomini e per il 30,2% donne. Nel periodo 2015-2024 l’occupazione dipendente maschile in agricoltura è cresciuta del 4,9% e quella femminile è diminuita del 13,6%.
La classe d’età con maggior frequenza nel 2024 risulta essere quella ‘35-54 anni’, in cui ricade il 42,9% dei lavoratori dipendenti.
Nella classe d’età ‘fino a 34 anni’ si concentra un terzo dei dipendenti (32,4%), mentre il 24,7% ricade nella fascia ‘oltre i 55 anni’. Nel periodo 2015-2024 l’incidenza della classe d’età ‘fino a 34 anni’ è rimasta sostanzialmente stabile mentre quella ‘35-54 anni’ ha progressivamente ceduto quote a quella dei lavoratori ‘oltre i 55 anni’.
Nel 2024 il 27,2% dei lavoratori è occupato per meno di 50 giornate annue, il 15,2% lavora ‘51-100 gg’, il 21,1% lavora ‘101-150 gg’ e il 36,5% è impegnato per ‘oltre 150 gg’ annue.
Nel periodo 2015-2024 i lavoratori occupati per 51-100 giornate annue sono diminuiti del 14,8%, quelli ‘fino a 50 giornate’ del 13,8% e quelli ‘tra 101 e 150 giornate’ del 10,6%. Viceversa, i lavoratori con oltre ‘150 giornate’ sono aumentati del 28,1%.
Nel 2024 gli operai agricoli a tempo determinato (OTD) sono 912.626 e rappresentano l’89,5% del totale dei lavoratori dipendenti in agricoltura. Gli operai a tempo indeterminato (OTI) sono invece 17.503 e costituiscono circa l’11,5% dei lavoratori dipendenti del settore.
Dal 2018 la numerosità degli occupati a tempo determinato è in calo (-7%) a vantaggio di quella degli occupati a tempo indeterminato (+13,6%).
Nel 2024 erano 281.297 i lavoratori extracomunitari impegnati nel settore agricolo italiano.
Nel periodo 2015-2024 il peso dei lavoratori extracomunitari in agricoltura è passato dal 15,1% del 2015 al 27,6% del 2024. I lavoratori extracomunitari dipendenti in agricoltura provengono principalmente da India (18,0%), Marocco (15,8%) e Albania (13,8%).
Nel 2023 a livello regionale il maggior numero di imprese con manodopera dipendente si registra in Puglia (16,4%), in Sicilia (14,2%) e in Calabria (11,4%).
Le regioni in cui si concentra il maggior numero di lavoratori dipendenti sono la Puglia (14,9%), la Sicilia (13,4%) e l’Emilia-Romagna (9,6%). Nell’ultimo anno, il maggiore aumento del numero di operai agricoli dipendenti si rileva in Veneto (+10,6%), nel Lazio (+7,6%) e in Emilia-Romagna (+6,7%), mentre è diminuito in Calabria (-3,3%), Basilicata (-1,6%) e in Puglia (-0,6%).
Le regioni in cui si concentra il maggior numero di giornate lavorate sono la Puglia e la Sicilia (12,9%) e l’Emilia-Romagna (10,2%). Nell’ultimo anno, il maggiore aumento del numero delle giornate lavorate si evidenzia in Veneto (+6,9%), nel Lazio (+6,7), in Abruzzo (+5,6%) e in Umbria (+5,5%).
Nel 2024 le regioni che ospitano più lavoratori extracomunitari dipendenti in agricoltura sono Emilia-Romagna (13,1%), Sicilia (10,2%) e Puglia (10,1%).
Secondo l’ultima edizione dell’Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (INFC 2015), la superficie forestale italiana – comprendente i boschi e le altre terre boscate – copre circa 11 milioni di ettari, pari al 36,4% della superficie nazionale, con un aumento del 4,9% negli ultimi dieci anni rispetto alla situazione rilevata dall’Inventario forestale del 2005 (INFC 2005). Sempre secondo le stime dell’INFC 2015, il tipo colturale più diffuso in Italia è il ceduo, che interessa il 42,3% della superficie dei Boschi, pari a 3.789.413 ha.
Filiera foresta-legno: aspetti economici e occupazionali
Le attività produttive legate alla selvicoltura e all’industria del legno e della carta valgono l’1,2% del PIL, con un valore della produzione che nel 2023 si attesta a 51,3 miliardi di euro, pari a circa il 4,1% del manifatturiero nazionale.
Per quanto riguarda il settore privato, secondo i dati Istat 2023, in Italia nel settore “Silvicoltura ed utilizzo di aree forestali” si contano oltre 6.079 imprese forestali con 14.896 addetti.
Il settore pubblico, invece, nel 2024 occupava complessivamente 34.031 lavoratori forestali. In particolare, sono 1.109 i lavoratori forestali che sono alle dipendenze del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFAA) costituito a seguito dell’assorbimento da parte dell’Arma dei Carabinieri del Corpo forestale dello Stato. Le Regioni, gli enti locali (Province e Comunità Montane) e gli altri soggetti pubblici, che in Italia sono competenti a vario titolo nell’attuazione delle attività di gestione forestale, occupano complessivamente 32.922 lavoratori forestali.
Per quanto riguarda l’import-export di legname, l’Italia risulta un importatore netto di questa materia prima.
La produzione annua della selvicoltura nazionale è mediamente intorno agli 8 milioni di metri cubi annui mentre l’import di legno e derivati è mediamente pari al doppio.
Import ed export di legname in Italia (2022)
Tipologia
Import
Export
Legname grezzo
3,62 Mm3
0,27 Mm3
Semilavorati
12,86 Mm3
1,09 Mm3
Pellet
2,07 Mm3
0,02 Mm3
Fonte: UNECE-JFSQ 2022
Silvicoltura ed altre attività forestali
Numerosità delle imprese del gruppo ATECO 02.1 “Silvicoltura e altre attività forestali”: il Piemonte è la prima regione italiana per (16,1% del totale nazionale). Nelle regioni Lombardia, Toscana e Calabria è invece localizzato rispettivamente il 13,3%, il 12,8% e il 9,2% del totale delle imprese nazionali. La Sardegna è invece la regione caratterizzata dal maggiore peso percentuale delle imprese dell’ATECO 02.1 (63% del totale delle imprese forestali regionali).
Utilizzo di aree forestali
Numerosità delle imprese del gruppo ATECO 02.2 “Utilizzo delle aree forestali”: La Toscana è la prima regione italiana (15,8% del totale nazionale). Nelle regioni Trentino-Alto Adige, Calabria e Lombardia è invece localizzato rispettivamente l’11,4%, il 9,7% e l’8,2% del totale delle imprese nazionali appartenenti all’ ATECO 02.2. La Valle d’Aosta è invece la regione caratterizzata dal maggiore peso percentuale delle imprese dell’ATECO 02.2 (90% del totale delle imprese forestali regionali).
Raccolta di prodotti selvatici non legnosi
Numerosità delle imprese del gruppo ATECO 02.3 “Raccolta di prodotti selvatici non legnosi”: la Liguria è la prima regione italiana per (20,0% del totale nazionale). Nelle regioni Toscana, Piemonte e Sardegna è, invece, localizzato rispettivamente il 15,2%, il 13,8% e l’11,0% del totale delle imprese nazionali appartenenti all’ ATECO 02.3. La Liguria è, invece, la regione caratterizzata dal maggiore peso percentuale delle imprese dell’ATECO 02.3 (13% del totale delle imprese forestali regionali).
Servizi di supporto alla silvicoltura
Numerosità delle imprese del gruppo ATECO 02.4 “Servizi di supporto alla silvicoltura”: la Toscana è la prima regione italiana (14,6% del totale nazionale). Nelle regioni Lombardia, Trentino-Alto Adige e Piemonte è invece localizzato rispettivamente l’11,5%, il 9,7% e l’8,8% del totale delle imprese nazionali appartenenti all’ ATECO 02.4. Le Marche sono invece la regione caratterizzata dal maggiore peso percentuale delle imprese dell’ATECO 02.4 (26% del totale delle imprese forestali regionali).
Il Bollettino Statistico n. 22 della Fondazione Metes offre un’analisi approfondita sul lavoro dipendente nell’industria alimentare e delle bevande e del tabacco, aggiornando i dati al 2023.
Con 468.201 dipendenti, l’occupazione ha registrato un aumento dell’1,5% rispetto all’anno precedente, ma solo dello 0,7% rispetto al 2019.
Dati e tendenze
Complessivamente, l’industria strettamente alimentare impiega il 90,4% dei dipendenti del settore; l’industria delle bevande il 9,0% e l’industria del tabacco lo 0,6%.
Nel 2023 i lavoratori del settore sono stati impegnati complessivamente per poco più di 116,7 milioni di giornate, facendo registrare un +4,0% nel quinquennio considerato.
Le imprese con occupati del settore continuano a diminuire, seppure in maniera meno drastica rispetto alla nostra ultima analisi. Complessivamente, il settore ha perso l’11,8% delle imprese negli ultimi 5 anni, passando da 49.436 del 2019 a 43.602 del 2023.
Gli ultimi dati disponibili (2022) ci dicono che per le industrie alimentari, delle bevande e del tabacco, il tasso di irregolarità è sceso dal 7,0% al 6,1%.
I caratteri del lavoro nell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco in Italia
Nel 2023 le persone occupate nel settore erano per il 58,7% uomini e per il 41,3% donne; in termini assoluti questo dato si traduce rispettivamente in 274.753 lavoratori e 193.448 lavoratrici. Negli ultimi 5 anni l’occupazione maschile nell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco è cresciuta dello 0,3% mentre quella femminile è diminuita dello 0,3%.
La classe d’età con maggior frequenza nel 2023 è quella ‘35- 54 anni’, in cui si trova il 48,3% dei dipendenti. Nella classe d’età ‘fino a 34 anni’ si concentra circa un terzo delle persone (32,4%), mentre il 19,2% ricade nella fascia ‘oltre i 55 anni’.
Nel 2023, 322.740 lavoratori sono stati retribuiti per l’intero anno (68,9% del totale), 66.125 sono stati retribuiti per un periodo che va dalle 29 alle 51 settimane (14,1%), 44.255 sono stati retribuiti per 13-28 settimane (9,5%) e 35.081 (7,5%) hanno ricevuto una retribuzione per meno di 12 settimane di lavoro.
Tra i lavoratori dipendenti il 74% (347.836) sono operai, il 19% (87.078) impiegati, il 4% apprendisti, il 2% quadri e l’1% dirigenti.
Nel 2023 gli occupati a tempo indeterminato erano 357.095, il 76,0% del totale, a fronte di 76.293 occupati a tempo determinato (16,3% del totale) e 34.813 stagionali (7,4%).
I caratteri del lavoro nell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco in Italia
Analisi territoriali
Come di consueto, il bollettino approfondisce inoltre, le peculiarità territoriali e, in questa occasione, sono stati analizzati il numero di imprese con dipendenti, il numero di occupati, il numero di giornate lavorate, il numero medio di occupati per impresa e di giornate lavorate per impresa.