Il World Inequality Report 2026 (WIR 2026) rappresenta una preziosa fonte per analizzare le disuguaglianze che caratterizzano il XXI secolo: clima e ricchezza, diseguaglianza e genere, disparità di accesso all’istruzione e alla formazione, iniquità del sistema finanziario globale e sperequazioni territoriali.
Il 10% più ricco della popolazione mondiale percepisce un reddito complessivo superiore a quello del restante 90%, mentre la metà più povera detiene meno del 10% del reddito globale.
La metà più povera della popolazione mondiale è responsabile solo del 3% delle emissioni globali di carbonio, mentre il 10% più ricco contribuisce al 77% del totale.
A livello globale, le donne percepiscono poco più di un quarto del reddito da lavoro totale, una quota che è rimasta pressoché invariata dal lontano 1990.
La spesa media per l’istruzione pro capite nell’Africa subsahariana si attestava su soli 200 euro (a parità di potere d’acquisto, PPA), rispetto ai 7.400 euro in Europa e ai 9.000 euro in Nord America e Oceania.
Le diseguaglianze non hanno impatti solo economici e sociali ma condizionano fortemente la politica. Oggi, ad esempio, molti elettori con titoli di studio elevati ma con redditi relativamente bassi (ad esempio, insegnanti o infermieri) votano per la sinistra, mentre molti elettori con titoli di studio inferiori ma redditi relativamente più alti (ad esempio, lavoratori autonomi o camionisti) tendono a votare per la destra.
Secondo WIR 2026 analizzando gli andamenti della disuguaglianza nei vari Paesi emerge che le politiche possono ridurre le sperequazioni nella distribuzione della ricchezza. Il WIR 2026 mostra che, persino con aliquote modeste, un’imposta patrimoniale minima globale mirata esclusivamente ai super-ricchi (patrimoni > 100 milioni USD) potrebbe generare un gettito significativo anche con aliquote relativamente moderate. Le proposte formulate dal WIR 2026 confermano il valore della proposta avanzata dal segretario nazionale della CGIL, Maurizio Landini, di introdurre un contributo di solidarietà a carico delle circa 500 mila persone che in Italia detengono una ricchezza netta annua di oltre 2 milioni di euro.
