L’andamento meteorologico rappresenta un fattore determinante per l’agricoltura, condizionandone la resa e orientandone le scelte aziendali: dagli investimenti strutturali alle operazioni di campo e alla organizzazione del lavoro. La nota analizza l’impatto delle anomalie climatiche dell’estate 2026 sulle principali filiere agricole nazionali, mettendo in relazione i dati agrometeorologici dell’Osservatorio di Agro-Meteo-Climatologia del CREA – Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente relativi ai mesi di luglio e agosto 2026 e le stime produttive sulle rese agricole per il 2026 pubblicate dal JRC (Joint Research Centre – Centro Comune di Ricerca della Commissione europea).
L’andamento meteorologico dell’estate 2026 è stato caratterizzato da anomalie termiche diffuse e prolungate su tutto il territorio italiano. A luglio, le temperature massime hanno registrato una variazione media nazionale di +3,1 °C rispetto al periodo di riferimento 1991-2020. Ad agosto, l’anomalia delle temperature minime ha raggiunto +2,8 °C. Nello stesso periodo, l’evapotraspirazione di riferimento è aumentata dell’11,6% a luglio e del 5% ad agosto rispetto alle medie climatiche di riferimento- L’analisi delle precipitazioni evidenzia inoltre, ad agosto, una riduzione del 31,5% a livello nazionale rispetto alla media di riferimento registrata nel periodo 1991-2020.
L’indice SPEI, utilizzato per valutare l’intensità e la diffusione della siccità, evidenzia un peggioramento delle condizioni idriche tra luglio e agosto. A livello nazionale, l’indice SPEI-6 calcolato su 6 mesi precedenti è passato da una condizione di siccità lieve a una moderata, con livelli severi in gran parte del Nord e del Centro Italia. La combinazione di calore prolungato, elevata evaporazione e carenza di precipitazioni ha determinato una marcata sofferenza per le produzioni agricole estive.
Le stime preliminari del JRC per il 2026 evidenziano un andamento differenziato tra le colture. In Italia, per il mais da granella si stima una resa di 8,39 tonnellate per ettaro, il 15% in meno rispetto alla media degli ultimi cinque anni; per il mais da foraggio la riduzione stimata è del 12%. I cereali invernali mostrano invece valori intorno o leggermente superiori alla media quinquennale: +2% per il frumento tenero e +3% per il frumento duro.
Tra le colture industriali, la contrazione più marcata riguarda il girasole, con una riduzione stimata delle rese del 23%, seguito dalla barbabietola da zucchero, con il 13% in meno. Per la colza è invece stimato un incremento dell’1%. Tra le leguminose, la soia registra una riduzione stimata del 17%, mentre per fava e pisello la diminuzione prevista è dell’1%. Le stime sono preliminari e dovranno essere verificate con i dati definitivi sulle rese effettive.
Qualora le stime fossero confermate, la contrazione delle rese delle colture estive determinerebbe una carenza di materia prima nazionale, con ripercussioni sulla zootecnia, sull’industria degli oli vegetali e su quella saccarifera. Il deficit potrebbe inoltre aumentare il ricorso alle importazioni e i costi di approvvigionamento.
