L’attività dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro in agricoltura

L’ultimo approfondimento del nostro Ufficio studi analizza, sulla base dei rapporti e delle relazioni illustrative dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, i principali risultati emersi dall’attività ispettiva del 2023 nel settore agricolo:

  • numerosità e l’andamento delle violazioni accertate, 
  • numerosità dei lavoratori coinvolti
  • numerosità e evoluzione dei provvedimenti: sospensioni di attività, arresti e sequestri.
Evoluzione degli accessi ispettivi, degli illeciti contestati e dell’incidenza percentuale delle irregolarità contestate in aziende dell’ATECO “Agricoltura, silvicoltura e pesca” (2015-2023)

Attività ispettiva: qualche dato

Nel 2023 l’attività di vigilanza ha prodotto 4.263 accessi nelle aziende classificate sotto l’ATECO “Agricoltura, silvicoltura e pesca”. I 3.529 accessi definiti hanno portato alla contestazione di 2.090 illeciti, con un aumento dell’incidenza delle irregolarità registrate del 2% sul periodo 2015-2023.

I lavoratori interessati da irregolarità accertati nelle aziende agricole sono stati 7.915, il 7,5% del totale dei lavoratori irregolari accertati nel corso delle attività ispettive in Italia e il 28,6% in più rispetto al 2015. Nel dettaglio, dati preoccupanti riguardano l’alto numero di lavoratori coinvolti dal fenomeno del caporalato (oltre 2.100) e l’alto numero di violazioni delle norme in materia di salute e sicurezza che sono aumentate, superando le 2.200.

Provvedimenti di sospensione

In base al D.l. 81/2008, il personale ispettivo può sospendere l’attività imprenditoriale quando oltre il 20% dei lavoratori presenti non è regolarmente documentato o in caso di gravi violazioni in materia di salute e sicurezza. Nel 2023, sono stati emessi 696 provvedimenti di sospensione, di cui il 64% è stato successivamente revocato a seguito di interventi di regolarizzazione. Sono stati effettuati, inoltre, 6 arresti e 9 sequestri​​.

Sfide e prospettive future

I dati esposti e che approfondiamo nella nota, provano a sintetizzare gli andamenti dell’attività di vigilanza svolta dell’INL nel periodo 2015-2023, ma non possono trascurare le evoluzioni che sul piano organizzativo e delle risorse economiche hanno riguardato negli ultimi anni l’Agenzia. Vi rimandiamo al documento completo per una ricostruzione dell’evoluzione dei cambiamenti che hanno interessato l’ente, le sue funzioni e le risorse di cui è dotato in questi ultimi anni.

L’INL ha ottenuto alcuni risultati chiari nel nostro settore: da una parte, sono state accertate meno irregolarità, ma questo coincide con una riduzione delle ispezioni effettuate, dall’altra, anche i lavoratori in nero sono diminuiti, ma sono aumentati complessivamente quelli interessati da una qualche violazione.

Assicurare che l’INL continui a vigilare efficacemente deve essere una priorità per il sindacato nell’ambito della lotta contro lo sfruttamento e il caporalato in agricoltura.

Per approfondire potete scaricare qui la nostra analisi completa.

Evoluzioni territoriali dell’agricoltura italiana. In montagna e in collina crolla il numero delle aziende e diminuisce il suolo agricolo

Evoluzioni territoriali dell’agricoltura italiana. In montagna e in collina crolla il numero delle aziende e diminuisce il suolo agricolo

Cosa è successo all’agricoltura di montagna e di collina negli ultimi 60 anni?

Attraverso l’analisi dei dati forniti dal VII Censimento dell’agricoltura ISTAT proviamo a misurare quali sono stati i differenti effetti che le trasformazioni strutturali registrate negli anni nell’agricoltura italiana hanno generato sul settore nelle aree agricole di montagna, di collina e di pianura.

(Nostre elaborazioni su dati ISTAT 2022)

Variazioni % nella numerosità delle aziende agricole per ripartizione territoriale e per zona altimetrica, 1990-2020

(Nostre elaborazioni su dati ISTAT 2022)

Come si è modificata l’agricoltura di montagna, di collina e di pianura nelle diverse aree territoriali del nostro Paese?

Nell’ultimo trentennio, l’agricoltura nelle diverse zone del nostro Paese ha subito cambiamenti differenziati.

La diminuzione delle aziende agricole è stata più pronunciata nelle aree montane e collinari rispetto a quelle pianeggianti, ad eccezione del Nord-est dove il calo si è concentrato nelle zone collinari. Nel Nord-ovest e nel Centro, si sono verificate riduzioni significative della numerosità delle aziende di montagna.

Le superfici agricole utilizzate e totali hanno subito le flessioni più accentuate nelle zone montane del Nord-est e del Centro, mentre le zone collinari del Nord-ovest hanno registrato diminuzioni significative.

Quali effetti comportano queste evoluzioni?

La scomparsa dell’agricoltura nelle aree montane e collinari genera inoltre preoccupanti ripercussioni in merito agli obiettivi di conservazione e salvaguardia del paesaggio rurale nonché agli obiettivi di conservazione della vitalità economica delle aree interne.

I risultati della nostra analisi evidenziano quindi la necessità di riformare profondamente i meccanismi di funzionamento della PAC portando definitivamente a compimento il processo di trasformazione dei pagamenti diretti per trasformarli effettivamente nello strumento in grado di remunerare i servizi ecosistemici forniti dall’agricoltura nelle aree interne.

Per tutti i dati suddivisi per area geografica e zone altimetriche e per un’analisi più politica delle evoluzioni presentate, vi invitiamo a leggere l’intera nota.

a cura dell’Ufficio Studi della Fondazione Metes

Cosa si intende per condizionalità sociale quando si parla di Politica Agricola Comune?

Definizione di condizionalità sociale

La condizionalità rappresenta quell’insieme di obblighi che devono essere rispettati dai beneficiari per poter accedere al sostegno di base al reddito per la sostenibilità (Basic Income Support for Sustainability – BISS) previsto dal Primo Pilastro della PAC e agli aiuti previsti dagli interventi agro-climatico-ambientali (ACA) dello Sviluppo rurale. Dopo la riforma 2023-2027, i suddetti obblighi riguardano il rispetto di 11 Criteri di Gestione Obbligatori (CGO) e di 9 norme per il mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali (Buone Condizioni Agronomiche e Ambientali – BCAA).

Qual è la normativa di riferimento in materia di condizionalità sociale?

In merito ai CGO le norme da rispettare riguardano:

  • i requisiti per controllare le fonti diffuse di inquinamento da fosfati – Direttiva 2000/60/CE (CGO 1);
  • le norme per la protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole – Direttiva 91/676/CEE (CGO 2);
  • le norme per la conservazione degli uccelli selvatici – Direttiva 2009/147/CE (CGO 3);
  • le norme per conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche – Direttiva 92/43/CEE (CGO 4);
  • i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare – Regolamento (CE) n. 178/2002 (CGO 5);
  • il divieto d’utilizzazione di talune sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze β- agoniste nelle produzioni animali – Direttiva 96/22/CE (CGO 6);
  • le norme per commercializzazione dei prodotti fitosanitari – Regolamento (CE) n. 1107/2009 (CGO 7);
  • le norme per l’utilizzo sostenibile dei pesticidi – Direttiva 2009/128/CE (CGO 8);
  • le norme minime per la protezione dei vitelli – Direttiva 2008/119/CE (CGO 9);
  • le norme minime per la protezione dei suini – Direttiva 2008/120/CEE (CGO 10);
  • le norme riguardanti la protezione degli animali negli allevamenti – Direttiva 98/58/CE (CGO 11).

Nello specifico le BCAA riguardano il mantenimento dei prati permanenti (BCAA 1), la protezione di zone umide e torbiere (BCAA 2), il divieto di bruciare le stoppie (BCAA 3), l’introduzione di fasce tampone lungo i corsi d’acqua (BCAA 4), la lavorazione del terreno (BCAA 5), la copertura minima del suolo (BCAA 6), la rotazione delle colture (BCAA 7), la superficie agricola destinata a aree o elementi non produttivi (BCAA 8), il divieto di conversione o aratura dei prati permanenti in Natura 2000 (BCAA 9).

Le ipotesi di revisione della Politica Agricola Comune 2023-2027. Effetti delle proteste dei “trattori” sulle ambizioni ambientali dell’UE

Le ipotesi di revisione della Politica Agricola Comune 2023-2027. Effetti delle proteste dei “trattori” sulle ambizioni ambientali dell’UE

Cosa si intende per revisione della PAC 2023-2027?

Il 26 marzo scorso, dopo appena un anno dall’entrata in vigore della nuova riforma, i ministri dell’agricoltura dell’UE hanno formulato il loro parere positivo in merito alle ipotesi della Commissione europea sulle modifiche da apportare alla PAC 2023-2027.

Si tratta dei primi provvedimenti che le istituzioni europee intendono adottare per rispondere alle “proteste dei trattori” che, dagli inizi del 2024, si sono diffuse in tutta Europa.  I primi riguardano il pacchetto globale di misure di semplificazione, già proposto dalla Commissione il 15 marzo 2024, finalizzato ad introdurre modifiche ad alcuni meccanismi della PAC che riducano gli oneri amministrativi a carico degli agricoltori europei. I secondi sono invece relativi  a una proposta finalizzata a rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera alimentare. Le modifiche che riguardano i meccanismi della PAC i cambiamenti dovrebbero interessare la condizionalità ambientale e i piani strategici.

Quali sono le modifiche della PAC proposte dalla Commissione Europea?

Per il dettaglio delle modifiche proposte vi rimandiamo alla nota del nostro ufficio studi che passa in rassegna tutte le ipotesi nel dettaglio: dai piani strategici alla copertura minima del suolo, la rotazione delle colture, la superficie agricola destinata ad aree non produttive. Nell’approfondimento anche un excursus del clima di protesta nei vari paesi europei che ha portato alle proposte di modifica della

Impatto e rischi delle modifiche alla Politica Agricola Comune

In questo complesso scenario caratterizzato dalle proteste, da un lato, e da un clima generalizzato di ridimensionamento delle ambizioni ambientali delle politiche europee, è necessario porre grande attenzione alle evoluzioni che caratterizzeranno nei prossimi mesi le politiche europee per l’agroalimentare. Le organizzazioni sindacali, in particolare, dovranno focalizzare l’attenzione sull’applicazione della condizionalità sociale, che è stato il principale risultato finora ottenuto in Europa dall’alleanza politica tra ambiente e lavoro, per preservare e rafforzare gli obiettivi del pilastro sociale della PAC 2023-2027.  

Scarica qui la nota di approfondimento

a cura dell’Ufficio Studi della Fondazione Metes – 5 aprile 2024

Le specializzazioni produttive dell’agricoltura italiana

Le specializzazioni produttive in agricoltura

L’agricoltura italiana è caratterizzata da specifiche specializzazioni produttive. Grazie alle prerogative climatiche e pedologiche del territorio nazionale, la nostra agricoltura ha da sempre una elevata vocazione verso produzioni di qualità ad alto valore aggiunto, come quelle ortofrutticole, olivicole e vitivinicole. Non mancano, in specifiche zone del nostro paese, aree territoriali specializzate nei settori delle commodity agricole come cereali, foraggio o piante industriali. In altre aree territoriali, ingenti investimenti hanno reso possibile un’elevata presenza di serre che consentono di superare la stagionalità produzioni come fiori, ortaggi e frutta.

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Quota di superficie agricola utilizzata per ciascuna coltura sul totale della SAU tra 2010 e 2020.
(Nostre elaborazioni dei dati del 7° Censimento dell’Agricoltura ISTAT)

Come è cambiata l’agricoltura negli ultimi decenni

Negli ultimi decenni, la domanda dei consumatori è cambiata notevolmente, poiché sempre più persone sono attente alla qualità e all’impatto ambientale dei prodotti alimentari. Questo cambiamento è stato accompagnato da trasformazioni strutturali ed economiche nell’agricoltura, dovute allo sviluppo dell’agricoltura industriale e all’adozione crescente da parte delle aziende agricole di innovazioni tecnologiche, organizzative e strategie di diversificazione. Inoltre, gli meccanismi di funzionamento della politica agricola comune (PAC) sono stati soggetti a cambiamenti significativi, il che ha ulteriormente modificato il contesto in cui opera il settore agricolo.

La nostra analisi delle specializzazioni produttive agricole italiane

Il numero 18 del Bollettino Statistico della Fondazione Metes è quindi dedicato all’analisi delle specializzazioni che caratterizzano l’agricoltura italiana a livello nazionale e territoriale e alle evoluzioni che si sono verificate negli ordinamenti colturali nell’ultimo decennio. Grazie alla nostra elaborazione delle informazioni statistiche rilevate dall’ISTAT nell’ambito del 7° Censimento generale dell’agricoltura, nel Bollettino allegato troverete:

  • una analisi a livello nazionale dei mutamenti intervenuti tra il 2010 e il 2020 nelle superfici destinate alle principali coltivazioni agricole, in termini di specializzazioni produttive;
  • una descrizione delle caratteristiche dei principali comparti produttivi dell’agricoltura italiana, anche nell’ottica di analizzare le specializzazioni produttive agricole che caratterizzano le agricolture delle regioni italiane;
  • un insieme di informazioni utili ad analizzare le specializzazioni produttive agricole nelle province italiane.

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