Dopo il prevedibile crollo del 2020, caratterizzato da una riduzione di circa il 2,1% rispetto al 2019 e dal raggiungimento di un minimo di circa 453 mila unità, imputabile alla crisi pandemica, il settore dell’industria alimentare e delle bevande, ha avviato una fase di recupero progressivo, accentuatasi in modo particolare tra il 2023 e il 2024.
Nel 2024 si contano 474.331 occupati dipendenti, il valore più elevato dell’intera serie storica considerata, corrispondente a un incremento del 2,6% rispetto ai livelli pre-pandemici del 2019 (462.251 unità).
Il comparto di gran lunga dominante è la produzione di prodotti da forno e farinacei, che assorbe il 33,9% del totale degli occupati nelle imprese attive con dipendenti, confermando il ruolo centrale del settore della panificazione, della pasticceria industriale e dei prodotti farinacei nella struttura occupazionale del made in Italy alimentare.
Nel 2024 le persone occupate nel settore erano per il 58,5% uomini e per il 41,4% donne; in termini assoluti questo dato si traduce rispettivamente in 277.728 lavoratori e 196.603 lavoratrici. La classe d’età con maggior frequenza nel 2024 è quella ‘35-54 anni’, in cui si trova il 47,8% dei dipendenti. Nella classe d’età ‘fino a 34 anni’ si concentra circa un terzo delle persone (32,0%), mentre il 20,3% ricade nella fascia ‘oltre i 55 anni’.
Per quanto riguarda il tasso di irregolarità dei lavoratori dipendenti, gli ultimi dati disponibili si riferiscono al 2023 e ci dicono che per le industrie alimentari, delle bevande e del tabacco, il tasso di irregolarità è salito dal 6,1% al 6,7%, diminuendo quindi dello 0,3% rispetto al 2018 ma subendo un incremento dello 0,6% rispetto al 2022.
Nel 2024 1.019.177 operai agricoli dipendenti sono stati impegnati complessivamente per 120.512.363 giornate.
Rispetto al 2023, la numerosità degli operai agricoli dipendenti e il totale delle giornate lavorate risultano entrambi in aumento nella stessa misura (+2,4%). Negli ultimi 10 anni la numerosità degli operai agricoli dipendenti è diminuita dell’1,5%. Nello stesso periodo le giornate lavorate sono aumentate del +13,6%.
Nel 2024 le imprese attive che occupano manodopera agricola dipendente sono 167.804.
Nel 2024 gli occupati dipendenti in agricoltura erano per il 69,8% uomini e per il 30,2% donne. Nel periodo 2015-2024 l’occupazione dipendente maschile in agricoltura è cresciuta del 4,9% e quella femminile è diminuita del 13,6%.
La classe d’età con maggior frequenza nel 2024 risulta essere quella ‘35-54 anni’, in cui ricade il 42,9% dei lavoratori dipendenti.
Nella classe d’età ‘fino a 34 anni’ si concentra un terzo dei dipendenti (32,4%), mentre il 24,7% ricade nella fascia ‘oltre i 55 anni’. Nel periodo 2015-2024 l’incidenza della classe d’età ‘fino a 34 anni’ è rimasta sostanzialmente stabile mentre quella ‘35-54 anni’ ha progressivamente ceduto quote a quella dei lavoratori ‘oltre i 55 anni’.
Nel 2024 il 27,2% dei lavoratori è occupato per meno di 50 giornate annue, il 15,2% lavora ‘51-100 gg’, il 21,1% lavora ‘101-150 gg’ e il 36,5% è impegnato per ‘oltre 150 gg’ annue.
Nel periodo 2015-2024 i lavoratori occupati per 51-100 giornate annue sono diminuiti del 14,8%, quelli ‘fino a 50 giornate’ del 13,8% e quelli ‘tra 101 e 150 giornate’ del 10,6%. Viceversa, i lavoratori con oltre ‘150 giornate’ sono aumentati del 28,1%.
Nel 2024 gli operai agricoli a tempo determinato (OTD) sono 912.626 e rappresentano l’89,5% del totale dei lavoratori dipendenti in agricoltura. Gli operai a tempo indeterminato (OTI) sono invece 17.503 e costituiscono circa l’11,5% dei lavoratori dipendenti del settore.
Dal 2018 la numerosità degli occupati a tempo determinato è in calo (-7%) a vantaggio di quella degli occupati a tempo indeterminato (+13,6%).
Nel 2024 erano 281.297 i lavoratori extracomunitari impegnati nel settore agricolo italiano.
Nel periodo 2015-2024 il peso dei lavoratori extracomunitari in agricoltura è passato dal 15,1% del 2015 al 27,6% del 2024. I lavoratori extracomunitari dipendenti in agricoltura provengono principalmente da India (18,0%), Marocco (15,8%) e Albania (13,8%).
Nel 2023 a livello regionale il maggior numero di imprese con manodopera dipendente si registra in Puglia (16,4%), in Sicilia (14,2%) e in Calabria (11,4%).
Le regioni in cui si concentra il maggior numero di lavoratori dipendenti sono la Puglia (14,9%), la Sicilia (13,4%) e l’Emilia-Romagna (9,6%). Nell’ultimo anno, il maggiore aumento del numero di operai agricoli dipendenti si rileva in Veneto (+10,6%), nel Lazio (+7,6%) e in Emilia-Romagna (+6,7%), mentre è diminuito in Calabria (-3,3%), Basilicata (-1,6%) e in Puglia (-0,6%).
Le regioni in cui si concentra il maggior numero di giornate lavorate sono la Puglia e la Sicilia (12,9%) e l’Emilia-Romagna (10,2%). Nell’ultimo anno, il maggiore aumento del numero delle giornate lavorate si evidenzia in Veneto (+6,9%), nel Lazio (+6,7), in Abruzzo (+5,6%) e in Umbria (+5,5%).
Nel 2024 le regioni che ospitano più lavoratori extracomunitari dipendenti in agricoltura sono Emilia-Romagna (13,1%), Sicilia (10,2%) e Puglia (10,1%).
Secondo l’ultima edizione dell’Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (INFC 2015), la superficie forestale italiana – comprendente i boschi e le altre terre boscate – copre circa 11 milioni di ettari, pari al 36,4% della superficie nazionale, con un aumento del 4,9% negli ultimi dieci anni rispetto alla situazione rilevata dall’Inventario forestale del 2005 (INFC 2005). Sempre secondo le stime dell’INFC 2015, il tipo colturale più diffuso in Italia è il ceduo, che interessa il 42,3% della superficie dei Boschi, pari a 3.789.413 ha.
Filiera foresta-legno: aspetti economici e occupazionali
Le attività produttive legate alla selvicoltura e all’industria del legno e della carta valgono l’1,2% del PIL, con un valore della produzione che nel 2023 si attesta a 51,3 miliardi di euro, pari a circa il 4,1% del manifatturiero nazionale.
Per quanto riguarda il settore privato, secondo i dati Istat 2023, in Italia nel settore “Silvicoltura ed utilizzo di aree forestali” si contano oltre 6.079 imprese forestali con 14.896 addetti.
Il settore pubblico, invece, nel 2024 occupava complessivamente 34.031 lavoratori forestali. In particolare, sono 1.109 i lavoratori forestali che sono alle dipendenze del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFAA) costituito a seguito dell’assorbimento da parte dell’Arma dei Carabinieri del Corpo forestale dello Stato. Le Regioni, gli enti locali (Province e Comunità Montane) e gli altri soggetti pubblici, che in Italia sono competenti a vario titolo nell’attuazione delle attività di gestione forestale, occupano complessivamente 32.922 lavoratori forestali.
Per quanto riguarda l’import-export di legname, l’Italia risulta un importatore netto di questa materia prima.
La produzione annua della selvicoltura nazionale è mediamente intorno agli 8 milioni di metri cubi annui mentre l’import di legno e derivati è mediamente pari al doppio.
Import ed export di legname in Italia (2022)
Tipologia
Import
Export
Legname grezzo
3,62 Mm3
0,27 Mm3
Semilavorati
12,86 Mm3
1,09 Mm3
Pellet
2,07 Mm3
0,02 Mm3
Fonte: UNECE-JFSQ 2022
Silvicoltura ed altre attività forestali
Numerosità delle imprese del gruppo ATECO 02.1 “Silvicoltura e altre attività forestali”: il Piemonte è la prima regione italiana per (16,1% del totale nazionale). Nelle regioni Lombardia, Toscana e Calabria è invece localizzato rispettivamente il 13,3%, il 12,8% e il 9,2% del totale delle imprese nazionali. La Sardegna è invece la regione caratterizzata dal maggiore peso percentuale delle imprese dell’ATECO 02.1 (63% del totale delle imprese forestali regionali).
Utilizzo di aree forestali
Numerosità delle imprese del gruppo ATECO 02.2 “Utilizzo delle aree forestali”: La Toscana è la prima regione italiana (15,8% del totale nazionale). Nelle regioni Trentino-Alto Adige, Calabria e Lombardia è invece localizzato rispettivamente l’11,4%, il 9,7% e l’8,2% del totale delle imprese nazionali appartenenti all’ ATECO 02.2. La Valle d’Aosta è invece la regione caratterizzata dal maggiore peso percentuale delle imprese dell’ATECO 02.2 (90% del totale delle imprese forestali regionali).
Raccolta di prodotti selvatici non legnosi
Numerosità delle imprese del gruppo ATECO 02.3 “Raccolta di prodotti selvatici non legnosi”: la Liguria è la prima regione italiana per (20,0% del totale nazionale). Nelle regioni Toscana, Piemonte e Sardegna è, invece, localizzato rispettivamente il 15,2%, il 13,8% e l’11,0% del totale delle imprese nazionali appartenenti all’ ATECO 02.3. La Liguria è, invece, la regione caratterizzata dal maggiore peso percentuale delle imprese dell’ATECO 02.3 (13% del totale delle imprese forestali regionali).
Servizi di supporto alla silvicoltura
Numerosità delle imprese del gruppo ATECO 02.4 “Servizi di supporto alla silvicoltura”: la Toscana è la prima regione italiana (14,6% del totale nazionale). Nelle regioni Lombardia, Trentino-Alto Adige e Piemonte è invece localizzato rispettivamente l’11,5%, il 9,7% e l’8,8% del totale delle imprese nazionali appartenenti all’ ATECO 02.4. Le Marche sono invece la regione caratterizzata dal maggiore peso percentuale delle imprese dell’ATECO 02.4 (26% del totale delle imprese forestali regionali).
Bollettino Statistico della Fondazione Metes n. 23 – aprile 2025
Nel 2024 l’attività di vigilanza in materia di lavoro effettuata dagli Ispettori dell’INL e dai Carabinieri del Comando Tutela Lavoro ha riguardato 8.847 accessi ispettivi presso aziende classificate nell’ambito dell’ATECO “Agricoltura, silvicoltura e pesca”. Il risultato dei 6.023 accertamenti definiti ha permesso la contestazione di 4.118 illeciti.
La percentuale di ispezioni in cui sono stati contestati illeciti rispetto al numero delle pratiche definite è stata perciò pari a circa il 68,4%.
Un approfondimento sulle caratteristiche dei lavoratori coinvolti nelle violazioni accertate permette di evidenziare che nel 2024 i lavoratori occupati “in nero” individuati nel corso delle attività di vigilanza presso aziende classificate nell’ambito dell’ATECO “Agricoltura, silvicoltura e pesca” sono stati 1.819, di cui 254 extracomunitari privi di regolare permesso di soggiorno.
L’analisi dei dati riportati in tabella permette di evidenziare come quasi un quarto (23,1%) del totale dei lavoratori irregolari accertati risulti impiegato in nero per la mancata applicazione dei contratti collettivi e/o per la violazione degli obblighi in materia previdenziale ed assicurativa. Nel periodo 2016-2024 si riduce, inoltre, l’incidenza dei lavoratori in nero sul totale dei lavoratori irregolari passando dal 72,5% del 2016 al 23,1% del 2024. L’esito degli accertamenti dell’INL e dei Carabinieri del Comando Tutela Lavoro evidenzia inoltre una riduzione dell’incidenza delle situazioni di irregolarità che riguardano i lavoratori extracomunitari privi di regolare permesso di soggiorno (dal 3,9% del 2016 al 3,2% del 2024).
Lavoratori irregolari: lavoratori in nero e lavoratori extra comunitari clandestini in aziende dell’ATECO “Agricoltura, silvicoltura e pesca”
Lavoratori irregolari
2016
2024
Var. % 2016/2024
Lavoratori cui si riferiscono le violazioni accertate
5.512
7.884
43,0%
– di cui lav. in nero
3.997
1.819
-54,5%
% lav. in nero sul totale dei lav. con viol. accertate
72,5%
23,1%
-49,4%*
– di cui lav. extra comunitari senza permesso
217
254
17,1%
% lav. extra comunitari senza permesso su totale lav. irregolari
3,9%
3,2%
-0,7%*
*Variazioni assolute
Fonte: INL, Rapporto annuale dell’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale (2016-2024)
Le prime tre regioni italiane per numerosità delle aziende agricole ispezionate sono Puglia (con 1.481 aziende), Calabria (791 aziende) e Lazio (779 aziende). Per quanto riguarda invece la numerosità delle ispezioni irregolari le regioni che si collocano ai primi tre posti in graduatoria sono la Puglia (694 ispezioni irregolari), la Campania (400 ispezioni irregolari) e il Lazio (356 ispezioni irregolari). Le prime tre regioni in termini di incidenza delle ispezioni irregolari sul totale delle aziende ispezionate sono invece le Marche (68,6% di ispezioni irregolari), la Valle d’Aosta (61,5% di ispezioni irregolari) e la Campania (57,6% di ispezioni irregolari). Infine, le prime tre regioni nella graduatoria per peso percentuale delle ispezioni irregolari sul totale delle ispezioni definite sono la Valle d’Aosta (100,0% delle ispezioni definite), le Marche (83,1% delle ispezioni definite) e il Molise (82,0% delle ispezioni definite).
I lavoratori irregolari e i fenomeni di sfruttamento appaiono fortemente concentrati in alcune province. Ricordiamo che il dato non ha rilevanza statistica, ma potrebbe essere ricollegato alle provincie in cui si è concentrata l’attività ispettiva e, in particolare, gli interventi mirati al contrasto dello sfruttamento dei lavoratori.
Numerosità delle aziende ispezionate, delle ispezioni irregolari e tasso di irregolarità delle aziende ispezionate per provincia (2024)
Il Bollettino Statistico n. 22 della Fondazione Metes offre un’analisi approfondita sul lavoro dipendente nell’industria alimentare e delle bevande e del tabacco, aggiornando i dati al 2023.
Con 468.201 dipendenti, l’occupazione ha registrato un aumento dell’1,5% rispetto all’anno precedente, ma solo dello 0,7% rispetto al 2019.
Dati e tendenze
Complessivamente, l’industria strettamente alimentare impiega il 90,4% dei dipendenti del settore; l’industria delle bevande il 9,0% e l’industria del tabacco lo 0,6%.
Nel 2023 i lavoratori del settore sono stati impegnati complessivamente per poco più di 116,7 milioni di giornate, facendo registrare un +4,0% nel quinquennio considerato.
Le imprese con occupati del settore continuano a diminuire, seppure in maniera meno drastica rispetto alla nostra ultima analisi. Complessivamente, il settore ha perso l’11,8% delle imprese negli ultimi 5 anni, passando da 49.436 del 2019 a 43.602 del 2023.
Gli ultimi dati disponibili (2022) ci dicono che per le industrie alimentari, delle bevande e del tabacco, il tasso di irregolarità è sceso dal 7,0% al 6,1%.
I caratteri del lavoro nell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco in Italia
Nel 2023 le persone occupate nel settore erano per il 58,7% uomini e per il 41,3% donne; in termini assoluti questo dato si traduce rispettivamente in 274.753 lavoratori e 193.448 lavoratrici. Negli ultimi 5 anni l’occupazione maschile nell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco è cresciuta dello 0,3% mentre quella femminile è diminuita dello 0,3%.
La classe d’età con maggior frequenza nel 2023 è quella ‘35- 54 anni’, in cui si trova il 48,3% dei dipendenti. Nella classe d’età ‘fino a 34 anni’ si concentra circa un terzo delle persone (32,4%), mentre il 19,2% ricade nella fascia ‘oltre i 55 anni’.
Nel 2023, 322.740 lavoratori sono stati retribuiti per l’intero anno (68,9% del totale), 66.125 sono stati retribuiti per un periodo che va dalle 29 alle 51 settimane (14,1%), 44.255 sono stati retribuiti per 13-28 settimane (9,5%) e 35.081 (7,5%) hanno ricevuto una retribuzione per meno di 12 settimane di lavoro.
Tra i lavoratori dipendenti il 74% (347.836) sono operai, il 19% (87.078) impiegati, il 4% apprendisti, il 2% quadri e l’1% dirigenti.
Nel 2023 gli occupati a tempo indeterminato erano 357.095, il 76,0% del totale, a fronte di 76.293 occupati a tempo determinato (16,3% del totale) e 34.813 stagionali (7,4%).
I caratteri del lavoro nell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco in Italia
Analisi territoriali
Come di consueto, il bollettino approfondisce inoltre, le peculiarità territoriali e, in questa occasione, sono stati analizzati il numero di imprese con dipendenti, il numero di occupati, il numero di giornate lavorate, il numero medio di occupati per impresa e di giornate lavorate per impresa.
Il Bollettino Statistico n. 21 della Fondazione Metes offre un’analisi approfondita delle dinamiche occupazionali nel settore agricolo italiano, aggiornando i dati al 2023.
Con quasi un milione di operai agricoli impiegati e oltre 117 milioni di giornate lavorate, l’agricoltura rimane un pilastro fondamentale per il tessuto economico e sociale del Paese, nonostante le sfide in atto.
Dati e tendenze
Per la prima volta, il numero di operai agricoli scende sotto il milione. Nel 2023 995.163 operai agricoli dipendenti sono stati impegnati complessivamente per 117.669.335 giornate.
Rispetto al 2022 la numerosità degli operai agricoli dipendenti è diminuita dell’1,2% mentre le giornate lavorate sono leggermente aumentate (+0,5%). Negli ultimi 10 anni la numerosità degli operai agricoli dipendenti è diminuita dell’1,4%, mentre le giornate lavorate sono aumentate del +12,5%.
Parallelamente, le imprese agricole con dipendenti registrano un calo significativo, accentuando il dibattito sull’evoluzione della sostenibilità del settore. Nel 2023 le imprese attive che occupano manodopera agricola dipendente sono 169.641.
Caratteristiche anagrafiche degli occupati in agricoltura
Nel 2023 gli occupati dipendenti in agricoltura erano per il 69% uomini e per il 31% donne. Nel periodo 2014-2023 l’occupazione dipendente maschile in agricoltura è cresciuta del 5% e quella femminile è diminuita del 13%.
La classe d’età con maggior frequenza nel 2023 risulta essere quella ‘35-54 anni’, in cui ricade il 44,1% dei lavoratori dipendenti. Nella classe d’età ‘fino a 34 anni’ si concentra un terzo dei dipendenti (31,5%), mentre il 24,3% ricade nella fascia ‘oltre i 55 anni’. Nel periodo 2014-2023 l’incidenza della classe d’età ‘fino a 34 anni’ è rimasta sostanzialmente stabile mentre quella ‘35-54 anni’ ha progressivamente ceduto quote a quella dei lavoratori ‘oltre i 55 anni’.
Nel 2023 erano 249.331 i lavoratori extracomunitari impegnati nel settore agricolo italiano. Nel periodo 2014-2023 il peso dei lavoratori extracomunitari in agricoltura è passato dal 14,7% del 2014 al 25,1% del 2023. I lavoratori extracomunitari dipendenti in agricoltura provengono principalmente da India (17,4%), Marocco (15,2%) e Albania (15,2%).
I caratteri del lavoro agricolo in Italia
Fonte: nostre elaborazioni su dati INPS 2024
Caratteristiche dei rapporti di lavoro
Nel 2023 il 26,2% dei lavoratori è occupato per meno di 50 giornate annue, il 15,5% lavora ‘51-100 gg’, il 22,1% lavora ‘101-150 gg’ e il 36,1% è impegnato per ‘oltre 150 gg’ annue.
Nel 2023 gli operai agricoli a tempo determinato (OTD) sono 891.535 e rappresentano l’89,6% del totale dei lavoratori dipendenti in agricoltura. Gli operai a tempo indeterminato (OTI) sono invece 115.185 e costituiscono circa l’11,6% dei lavoratori dipendenti del settore. Dal 2018 la numerosità degli occupati a tempo determinato è in calo (-9%) a vantaggio di quella degli occupati a tempo indeterminato (+11%).
Analisi territoriali
Come di consueto Il bollettino approfondisce inoltre, come di consueto, le peculiarità territoriali: dal primato della Puglia per numero di imprese e giornate lavorate, alle criticità in regioni come Emilia-Romagna e Molise, fino alle graduatorie che sintetizzano i valori dei principali indicatori (imprese, occupati, giornate lavorate) per provincia.
Imprese agricole, occupati e giornate a livello regionale (2023)
Fonte: nostre elaborazioni su dati INPS 2024
Conclusioni
Le condizioni meteorologiche avverse e le tensioni geopolitiche emerse nel 2023 hanno esercitato una pressione significativa sull’agricoltura italiana, amplificando le criticità già esistenti. Questa combinazione di fattori ha portato alla riduzione delle imprese attive e ha accentuato la precarietà del lavoro agricolo, evidenziando le fragilità strutturali di un settore che fatica ad adattarsi rapidamente a uno scenario globale sempre più complesso e instabile.