Nota Il capitalismo agroalimentare nell’era della finanziarizzazione – il caso delle imprese dell’Agrifood 100

Ottobre 2026

Per analizzare il funzionamento del sistema agroalimentare capitalistico industriale mondiale, è necessario approfondire le caratteristiche dei suoi principali attori. In report pubblicato a settembre 2026 Friends of the Earth United States ha indentificato le 100 aziende (Agrifood 100) con i maggiori ricavi legati all’agroalimentare.

Nel 2022, le imprese dell’Agrifood 100 hanno generato complessivamente 4.500 miliardi di dollari di fatturato agroalimentare, oltre la metà del valore del mercato globale. La concentrazione è particolarmente elevata: le prime 10 imprese hanno realizzato circa il 28% dei ricavi complessivi della lista, mentre le prime 50 ne hanno concentrato circa il 73%.

Le imprese dell’Agrifood 100 sono prevalentemente localizzate nel Nord del mondo: 34 hanno sede negli Stati Uniti, mentre Francia, Regno Unito e Giappone ne ospitano 8 ciascuno e Germania e Cina 7 ciascuno. La grande distribuzione organizzata rappresenta il segmento più numeroso, con 37 imprese, seguita dal commercio di materie prime.

Parallelamente, la struttura dei settori industriali situati a monte della produzione primaria manifesta assetti oligopolistici, con indici di concentrazione delle prime quattro imprese (CR4) costantemente superiori alla soglia critica del 40%. Nel settore dei pesticidi e dell’agrochimica, le prime quattro multinazionali controllano il 61% del mercato globale, mentre nel comparto delle sementi commerciali raggiungono il 56%.

Negli anni la finanza mondiale è sempre più interessata al settore agroalimentare. Molti dei colossi agroalimentari che sono stati citati in precedenza sono, infatti, sostenuti e controllati da banche, fondi di private equity e società di gestione patrimoniale: Vanguard, BlackRock e State Street detengono complessivamente il 21,86% del capitale azionario delle imprese dell’Agrifood 100. Più in generale, appena venti asset manager e un fondo sovrano detengono il 41% delle azioni delle prime cento multinazionali dell’agroalimentare.

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