Nota su La sfida dell’acqua in agricoltura

Nota su La sfida dell’acqua in agricoltura

La distribuzione della superficie irrigabile e irrigata sul territorio nazionale ha conseguenze rilevanti dal punto di vista produttivo, qualitativo e ambientale. Le aree con una maggiore disponibilità di infrastrutture irrigue -concentrate prevalentemente nel Nord – sono anche quelle in cui si concentra quantitativamente e in valore la nostra produzione agricola nazionale. Nello specifico, per quanto riguarda la qualità, alcune colture agricole offrono un rendimento migliore se irrigate adeguatamente; dal punto di vista ambientale, invece, un’irrigazione più intensiva presenta diverse criticità. L’aumento dei terreni irrigati può, infatti, comportare un uso eccessivo delle risorse idriche locali, un’intensa lavorazione del suolo e un maggiore rischio idrogeologico.Il Dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura nell’UE e la Comunicazione UE “Una visione per l’agricoltura e l’alimentazione” (2025), considerano l’acqua e l’irrigazione temi centrali per garantire un’agricoltura sostenibile. È necessario usare l’acqua in modo più efficiente, riducendo gli sprechi e migliorando la gestione irrigua, viene evidenziata l’importanza di ridurre l’inquinamento delle acque, limitando l’uso di fertilizzanti e pesticidi nocivi per ecosistemi e falde. Vengono promosse innovazioni tecnologiche e pratiche “water-smart”, come l’irrigazione di precisione, sistemi di monitoraggio digitale e soluzioni naturali per aumentare la ritenzione idrica del suolo. Si incoraggia inoltre la diffusione di colture più resistenti allo stress idrico e il sostegno tecnico e finanziario agli agricoltori nelle zone soggette a siccità.

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Bollettino Statistico della Fondazione Metes n. 24 – ottobre 2025

Bollettino Statistico della Fondazione Metes n. 24 – ottobre 2025

Secondo l’ultima edizione dell’Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (INFC 2015), la superficie forestale italiana – comprendente i boschi e le altre terre boscate – copre circa 11 milioni di ettari, pari al 36,4% della superficie nazionale, con un aumento del 4,9% negli ultimi dieci anni rispetto alla situazione rilevata dall’Inventario forestale del 2005 (INFC 2005). Sempre secondo le stime dell’INFC 2015, il tipo colturale più diffuso in Italia è il ceduo, che interessa il 42,3% della superficie dei Boschi, pari a 3.789.413 ha.

Le attività produttive legate alla selvicoltura e all’industria del legno e della carta valgono l’1,2% del PIL, con un valore della produzione che nel 2023 si attesta a 51,3 miliardi di euro, pari a circa il 4,1% del manifatturiero nazionale.

Per quanto riguarda il settore privato, secondo i dati Istat 2023, in Italia nel settore “Silvicoltura ed utilizzo di aree forestali” si contano oltre 6.079 imprese forestali con 14.896 addetti.

Il settore pubblico, invece, nel 2024 occupava complessivamente 34.031 lavoratori forestali. In particolare, sono 1.109 i lavoratori forestali che sono alle dipendenze del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFAA) costituito a seguito dell’assorbimento da parte dell’Arma dei Carabinieri del Corpo forestale dello Stato. Le Regioni, gli enti locali (Province e Comunità Montane) e gli altri soggetti pubblici, che in Italia sono competenti a vario titolo nell’attuazione delle attività di gestione forestale, occupano complessivamente 32.922 lavoratori forestali.

Per quanto riguarda l’import-export di legname, l’Italia risulta un importatore netto di questa materia prima. 

La produzione annua della selvicoltura nazionale è mediamente intorno agli 8 milioni di metri cubi annui mentre l’import di legno e derivati è mediamente pari al doppio.

TipologiaImportExport
Legname grezzo3,62 Mm30,27 Mm3
Semilavorati12,86 Mm31,09 Mm3
Pellet2,07 Mm30,02 Mm3

Fonte: UNECE-JFSQ 2022

Numerosità delle imprese del gruppo ATECO 02.1 “Silvicoltura e altre attività forestali”: il Piemonte è la prima regione italiana per (16,1% del totale nazionale). Nelle regioni Lombardia, Toscana e Calabria è invece localizzato rispettivamente il 13,3%, il 12,8% e il 9,2% del totale delle imprese nazionali. La Sardegna è invece la regione caratterizzata dal maggiore peso percentuale delle imprese dell’ATECO 02.1 (63% del totale delle imprese forestali regionali).

Numerosità delle imprese del gruppo ATECO 02.2 “Utilizzo delle aree forestali”: La Toscana è la prima regione italiana (15,8% del totale nazionale). Nelle regioni Trentino-Alto Adige, Calabria e Lombardia è invece localizzato rispettivamente l’11,4%, il 9,7% e l’8,2% del totale delle imprese nazionali appartenenti all’ ATECO 02.2. La Valle d’Aosta è invece la regione caratterizzata dal maggiore peso percentuale delle imprese dell’ATECO 02.2 (90% del totale delle imprese forestali regionali).

Numerosità delle imprese del gruppo ATECO 02.3 “Raccolta di prodotti selvatici non legnosi”: la Liguria è la prima regione italiana per (20,0% del totale nazionale). Nelle regioni Toscana, Piemonte e Sardegna è, invece, localizzato rispettivamente il 15,2%, il 13,8% e l’11,0% del totale delle imprese nazionali appartenenti all’ ATECO 02.3. La Liguria è, invece, la regione caratterizzata dal maggiore peso percentuale delle imprese dell’ATECO 02.3 (13% del totale delle imprese forestali regionali).

Numerosità delle imprese del gruppo ATECO 02.4 “Servizi di supporto alla silvicoltura”: la Toscana è la prima regione italiana (14,6% del totale nazionale). Nelle regioni Lombardia, Trentino-Alto Adige e Piemonte è invece localizzato rispettivamente l’11,5%, il 9,7% e l’8,8% del totale delle imprese nazionali appartenenti all’ ATECO 02.4. Le Marche sono invece la regione caratterizzata dal maggiore peso percentuale delle imprese dell’ATECO 02.4 (26% del totale delle imprese forestali regionali).

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ECONOMIA NON OSSERVATA NEI CONTI NAZIONALI – ANNI 2020-2023

ECONOMIA NON OSSERVATA NEI CONTI NAZIONALI – ANNI 2020-2023

Nel 2023 il valore aggiunto generato dall’economia non osservata, ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, si è attestato a 217,5 miliardi di euro, registrando una crescita del 7,5% rispetto all’anno precedente (quando era 202,4 miliardi). In termini di incidenza, il peso del valore aggiunto da economia non osservata sul PIL è leggermente aumentato, attestandosi al 10,2% rispetto al 10,1% del 2022.

Nel settore agricoltura, silvicoltura e pesca l’economia sommersa vale 5,9 miliardi di euro e pesa per il 14,9% sul totale del valore aggiunto generato dal settore.

La crescita dell’economia non osservata è stata determinata principalmente dall’andamento del valore aggiunto generato dall’utilizzo di “lavoro irregolare”, che ha segnato un aumento di 7,8 miliardi di euro (+11,3%) rispetto al 2022.

Per quanto riguarda l’economia sommersa, nel 2023, il valore si è attestato a 197,6 miliardi di euro, in crescita del 6,6% (+6,7 miliardi) rispetto al 2022. Il suo peso sul PIL rimane sostanzialmente stabile al 9,2% (era il 9,1% nel 2022). I settori nei quali il peso del sommerso economico è maggiore sono gli “Altri servizi alle persone” (32,4% del valore aggiunto del comparto), il “Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione” (18,8%), le “Costruzioni” (16,5%), l’“Agricoltura, silvicoltura e pesca” (14,9%) e i “Servizi professionali” (13,7%). 

La dimensione del valore aggiunto generato da sotto-dichiarazione ha un ruolo significativo per gli “Altri servizi alle persone” (12,2% del totale del valore aggiunto del settore), per il “Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione” (11,1%) e le “Costruzioni” (10,3%).

Il valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare presenta una maggiore incidenza negli “Altri servizi alle persone” (19,7% del valore aggiunto totale), anche per l’inclusione del lavoro domestico.

Il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza percentuale delle unità di lavoro a tempo pieno (ULA) non regolari sul totale, risulta in aumento nell’ultimo anno, attestandosi al 12,7%, dopo il 12,5% stimato nell’anno precedente. L’agricoltura, silvicoltura e pesca, dove è irregolare più di una unità di lavoro dipendente a tempo pieno (ULA) su tre, è il secondo settore in termini di incidenza delle unità di lavoro irregolari (35,0% del totale delle ULA dipendenti). In particolare, nel settore “Agricoltura, silvicoltura e pesca” sono 203mila le unità di lavoro in condizione di non regolarità (146mila dipendenti e 57mila indipendenti).

La spesa alimentare delle famiglie – Anno 2024

La spesa alimentare delle famiglie – Anno 2024

Nel 2024 la spesa media mensile totale delle famiglie residenti in Italia è pari a 2.755 euro in valori correnti e rimane sostanzialmente invariata rispetto ai 2.738 euro registrati nel 2023 (+0,6%). Tra il 2019 e il 2024 il valore della spesa per consumi delle famiglie è, quindi, aumentato del 7,6% a fronte di un’inflazione, misurata sullo stesso arco temporale dall’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA), del 18,5%.

Il valore della spesa media mensile delle famiglie per l’acquisto di Prodotti alimentari e bevande analcoliche che nel 2024 è pari a 532,85 euro.

Dall’analisi territoriale dei trend della spesa media mensile delle famiglie destinata all’acquisto di Prodotti alimentari e bevande analcoliche emerge che il maggiore incremento si registra nel Nord-Est dove il valore della spesa media mensile delle famiglie per l’acquisto di Prodotti alimentari e bevande analcoliche aumenta del 2,0%.

Nel 2024 le regioni con la spesa media mensile per l’acquisto di Prodotti alimentari e bevande analcoliche più elevata sono Campania (625,45 euro) e Sicilia (599,36 euro), mentre Sardegna e Puglia sono quelle con la spesa più contenuta, rispettivamente 390,63 e 455,63 euro mensili. In termini di incidenza, la quota più elevata di spesa per l’acquisto di Prodotti alimentari e bevande analcoliche si registra in Calabria (28,2%) e in Campania (27,8%) a fronte del 19,2% osservato a livello nazionale. La minore incidenza della spesa media mensile per l’acquisto di Prodotti alimentari e bevande analcoliche si rileva invece che nella provincia di Trento (15,5%) e in quella di Bolzano (13,8%).

Nel 2024, così come nel 2023, circa un terzo delle famiglie dichiara di aver limitato in quantità e/o qualità, rispetto a un anno prima, la spesa per cibo (31,0%, era il 31,4% nel 2023) e per bevande (33,4%, dal 33,8%).

La crescita registrata nei prezzi dei beni alimentari ha determinato una compressione anche in chiave qualitativa delle scelte di consumo. La crescita registrata negli ultimi anni della quota delle vendite realizzate dal canale distributivo Discount può essere, infatti, interpretato come il segnale della crescente difficoltà affrontata dalle famiglie italiane a porre una adeguata attenzione agli standard qualitativi nelle scelte alimentari. Continuano, infatti, a perder terreno i piccoli negozi di prossimità sia appartenenti alle grandi catene (libero servizio e superette -3,9%) che ancor più quelli indipendenti (negozi tradizionali -4,8%). Mentre gli ipermercati registrano lievi incrementi di fatturato (+0,8% rispetto al 2023) guadagnano, invece, terreno i supermercati e i discount (rispettivamente +2,5% e +1,5% i fatturati rispetto al 2023).

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La proposta della Commissione europea sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034: una prima analisi sulle risorse PAC

La proposta della Commissione europea sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034: una prima analisi sulle risorse PAC

Il 16 luglio la Commissione europea ha presentato le proposte legislative per la programmazione delle risorse comunitarie per il periodo 2028-2034. In particolare, in merito al QFP (Quadro Finanziario Pluriennale) 2028-2034 la Commissione propone un massimale per gli impegni di 1.763,1 miliardi di euro a prezzi costanti 2025, pari all’1,26% dell’RNL (Reddito Nazionale Lordo) dell’UE, e un corrispondente massimale per i pagamenti di 1.761 miliardi di euro a prezzi costanti 2025, pari all’1,26% dell’RNL dell’UE.

Come abbiamo scritto in precedenza il Fondo di partenariato nazionale e regionale (NRP) disporrà di 865 miliardi di euro. Tale importo è ripartito tra tre componenti. La prima vale 782,9 miliardi e riguarda il funzionamento dei piani di Partenariato Nazionali e Regionali che rappresentano una delle principali innovazioni presenti nella proposta di QFP 2028-2034. La seconda componente riguarda la EU Facility (63,2 miliardi di euro), lo strumento introdotto per fare fronte alle emergenze. Mentre l’ultima componente di 10,3 miliardi di euro sarà destinata all’Interreg.

Attraverso la lettura di una ulteriore scheda tecnica pubblicata dalla Direzione Agricoltura e Sviluppo Rurale della Commissione europea il 17 settembre 2025 possiamo infine analizzare la distribuzione tra gli Stati membri dei 293 miliardi di euro che nel QFP 2028-2034 saranno vincolati al sostegno al reddito della politica agricola comune.

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