Bollettino Statistico della Fondazione Metes n. 25 – Dicembre 2025

Bollettino Statistico della Fondazione Metes n. 25 – Dicembre 2025

Nel 2024 1.019.177 operai agricoli dipendenti sono stati impegnati complessivamente per 120.512.363 giornate.

Rispetto al 2023, la numerosità degli operai agricoli dipendenti e il totale delle giornate lavorate risultano entrambi in aumento nella stessa misura (+2,4%). Negli ultimi 10 anni la numerosità degli operai agricoli dipendenti è diminuita dell’1,5%. Nello stesso periodo le giornate lavorate sono aumentate del +13,6%.

Nel 2024 le imprese attive che occupano manodopera agricola dipendente sono 167.804.

Nel 2024 gli occupati dipendenti in agricoltura erano per il 69,8% uomini e per il 30,2% donne.
Nel periodo 2015-2024 l’occupazione dipendente maschile in agricoltura è cresciuta del 4,9% e quella femminile è diminuita del 13,6%.

La classe d’età con maggior frequenza nel 2024 risulta essere quella ‘35-54 anni’, in cui ricade il 42,9% dei lavoratori dipendenti.

Nella classe d’età ‘fino a 34 anni’ si concentra un terzo dei dipendenti (32,4%), mentre il 24,7% ricade nella fascia ‘oltre i 55 anni’. Nel periodo 2015-2024 l’incidenza della classe d’età ‘fino a 34 anni’ è rimasta sostanzialmente stabile mentre quella ‘35-54 anni’ ha progressivamente ceduto quote a quella dei lavoratori ‘oltre i 55 anni’.

Nel 2024 il 27,2% dei lavoratori è occupato per meno di 50 giornate annue, il 15,2% lavora ‘51-100 gg’, il 21,1% lavora ‘101-150 gg’ e il 36,5% è impegnato per ‘oltre 150 gg’ annue.

Nel periodo 2015-2024 i lavoratori occupati per 51-100 giornate annue sono diminuiti del 14,8%, quelli ‘fino a 50 giornate’ del 13,8% e quelli ‘tra 101 e 150 giornate’ del 10,6%. Viceversa, i lavoratori con oltre ‘150 giornate’ sono aumentati del 28,1%.

Nel 2024 gli operai agricoli a tempo determinato (OTD) sono 912.626 e rappresentano l’89,5% del totale dei lavoratori dipendenti in agricoltura. Gli operai a tempo indeterminato (OTI) sono invece 17.503 e costituiscono circa l’11,5% dei lavoratori dipendenti del settore.

Dal 2018 la numerosità degli occupati a tempo determinato è in calo (-7%) a vantaggio di quella degli occupati a tempo indeterminato (+13,6%).

Nel 2024 erano 281.297 i lavoratori extracomunitari impegnati nel settore agricolo italiano.

Nel periodo 2015-2024 il peso dei lavoratori extracomunitari in agricoltura è passato dal 15,1% del 2015 al 27,6% del 2024. I lavoratori extracomunitari dipendenti in agricoltura provengono principalmente da India (18,0%), Marocco (15,8%) e Albania (13,8%).

Nel 2023 a livello regionale il maggior numero di imprese con manodopera dipendente si registra in Puglia (16,4%), in Sicilia (14,2%) e in Calabria (11,4%).

Le regioni in cui si concentra il maggior numero di lavoratori dipendenti sono la Puglia (14,9%), la Sicilia (13,4%) e l’Emilia-Romagna (9,6%). Nell’ultimo anno, il maggiore aumento del numero di operai agricoli dipendenti si rileva in Veneto (+10,6%), nel Lazio (+7,6%) e in Emilia-Romagna (+6,7%), mentre è diminuito in Calabria (-3,3%), Basilicata (-1,6%) e in Puglia (-0,6%).

Le regioni in cui si concentra il maggior numero di giornate lavorate sono la Puglia e la Sicilia (12,9%) e l’Emilia-Romagna (10,2%). Nell’ultimo anno, il maggiore aumento del numero delle giornate lavorate si evidenzia in Veneto (+6,9%), nel Lazio (+6,7), in Abruzzo (+5,6%) e in Umbria (+5,5%).

Nel 2024 le regioni che ospitano più lavoratori extracomunitari dipendenti in agricoltura sono Emilia-Romagna (13,1%), Sicilia (10,2%) e Puglia (10,1%).

Nota su Le diseguaglianze a livello mondiale secondo il World Inequality Report 2026

Nota su Le diseguaglianze a livello mondiale secondo il World Inequality Report 2026

Il World Inequality Report 2026 (WIR 2026) rappresenta una preziosa fonte per analizzare le disuguaglianze che caratterizzano il XXI secolo: clima e ricchezza, diseguaglianza e genere, disparità di accesso all’istruzione e alla formazione, iniquità del sistema finanziario globale e sperequazioni territoriali.

Il 10% più ricco della popolazione mondiale percepisce un reddito complessivo superiore a quello del restante 90%, mentre la metà più povera detiene meno del 10% del reddito globale.

La metà più povera della popolazione mondiale è responsabile solo del 3% delle emissioni globali di carbonio, mentre il 10% più ricco contribuisce al 77% del totale.

A livello globale, le donne percepiscono poco più di un quarto del reddito da lavoro totale, una quota che è rimasta pressoché invariata dal lontano 1990.

La spesa media per l’istruzione pro capite nell’Africa subsahariana si attestava su soli 200 euro (a parità di potere d’acquisto, PPA), rispetto ai 7.400 euro in Europa e ai 9.000 euro in Nord America e Oceania.

Le diseguaglianze non hanno impatti solo economici e sociali ma condizionano fortemente la politica. Oggi, ad esempio, molti elettori con titoli di studio elevati ma con redditi relativamente bassi (ad esempio, insegnanti o infermieri) votano per la sinistra, mentre molti elettori con titoli di studio inferiori ma redditi relativamente più alti (ad esempio, lavoratori autonomi o camionisti) tendono a votare per la destra.

Secondo WIR 2026 analizzando gli andamenti della disuguaglianza nei vari Paesi emerge che le politiche possono ridurre le sperequazioni nella distribuzione della ricchezza. Il WIR 2026 mostra che, persino con aliquote modeste, un’imposta patrimoniale minima globale mirata esclusivamente ai super-ricchi (patrimoni > 100 milioni USD) potrebbe generare un gettito significativo anche con aliquote relativamente moderate. Le proposte formulate dal WIR 2026 confermano il valore della proposta avanzata dal segretario nazionale della CGIL, Maurizio Landini, di introdurre un contributo di solidarietà a carico delle circa 500 mila persone che in Italia detengono una ricchezza netta annua di oltre 2 milioni di euro.

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Formazione, innovazione e digitalizzazione in agricoltura: il ruolo della contrattazione dei Quadri e degli Impiegati Agricoli

Formazione, innovazione e digitalizzazione in agricoltura: il ruolo della contrattazione dei Quadri e degli Impiegati Agricoli

Negli ultimi anni l’agricoltura italiana sta attraversando una fase di profonda trasformazione, segnata da forti contraddizioni tra innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e giustizia sociale. Meccanizzazione, agricoltura di precisione e politiche europee orientate alla transizione ecologica stanno ridefinendo i modelli produttivi, ma con effetti diseguali tra grandi imprese e piccole realtà agricole.

Questo ultimo numero della Rivista AE si propone come un contributo monografico dedicato alla contrattazione dei Quadri e degli Impiegati in agricoltura, ricostruendone l’evoluzione storica e analizzandone i meccanismi retributivi. Grazie a un ampio patrimonio di dati statistici aggiornati e a un’analisi delle dinamiche territoriali, questo volume si configura come uno strumento di lavoro utile per l’azione sindacale e per comprendere le sfide future del settore agricolo.

Questo numero sarà presentato giovedì 8 gennaio 2026, presso la sede della nostra Scuola politico-sindacale.

Sarà possibile partecipare in presenza registrandosi a questo link

o seguire l’iniziativa in streaming registrandosi qui

Di seguito il programma dell’evento.

Nota Andamento dell’indennità di Disoccupazione agricola e Cassa Integrazione Speciale Operai dell’Agricoltura (2024)

Nota Andamento dell’indennità di Disoccupazione agricola e Cassa Integrazione Speciale Operai dell’Agricoltura (2024)

Nel 2024 risultano beneficiari di prestazioni di Cassa Integrazione Speciale Operai dell’Agricoltura (CISOA) 12.174 lavoratori. Rispetto allo scorso anno i beneficiari di prestazioni di CISOA in Italia sono aumentati di 1.082 unità (+9,8% rispetto al 2023). In particolare, nel 2024 sono state indennizzate poco meno di 180 mila di giornate (+8,4% rispetto al 2023) che hanno determinato l’erogazione complessiva di 9,6 milioni di euro (+13,5%).

Nel 2024 risultano beneficiari di indennità di disoccupazione agricola 512.309 lavoratori. Rispetto all’anno precedente i beneficiari di indennità di disoccupazione agricola in Italia sono diminuiti di 11.836 unità (-2,3% rispetto al 2023). In particolare, nel 2024 sono state indennizzate poco più di 64,5 milioni di giornate (-1,3% rispetto al 2023) che hanno determinato l’erogazione complessiva di 1,9 miliardi di euro (+1,1%).

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Nota su Andamento della Cassa Integrazione Guadagni nel settore agroalimentare

Nota su Andamento della Cassa Integrazione Guadagni nel settore agroalimentare

Nel periodo gennaio – settembre 2025, si contano, nel complesso, 5.106.304 ore di cassa integrazione guadagni autorizzate nei primi otto mesi dell’anno per i settori dell’agroalimentare. Considerando che nello stesso periodo del 2024 sono state autorizzate 4.732.066 ore si rileva un incremento tendenziale del 7,9%.

Passando all’analisi del dettaglio settoriale anche per il periodo gennaio – settembre 2025 si osserva che:

  • per “Agricoltura, caccia e relativi servizi” le ore di cassa integrazione autorizzate nel periodo gennaio – settembre 2025 sono pari a 375.564. Considerando che nello stesso periodo del 2024 sono state autorizzate 112.204 ore si rileva un incremento tendenziale del 234,7%;
  • per “Industrie alimentari e delle bevande” le ore di cassa integrazione autorizzate nel periodo gennaio – settembre 2025 sono pari a 4.730.740. Considerando che nello stesso periodo del 2024 sono state autorizzate 4.619.862 ore si rileva un incremento tendenziale del 2,4%.

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