Nota su PROSPETTIVE DELL’OCCUPAZIONE OCSE 2026 – ITALIA

L’OCSE, nel rapporto Prospettive OCSE sull’occupazione 2026, descrive un mercato del lavoro italiano complessivamente più solido rispetto al passato, pur evidenziando persistenti fragilità strutturali. Nel maggio 2026 il tasso di disoccupazione è al 5%, il valore in linea con la media OCSE (4,9%), mentre il tasso di occupazione è pari al 62,8%, valore inferiore alla media OCSE (72,1%). 

Restano criticità legate all’invecchiamento della popolazione (età media di 47,1 anni), ai divari territoriali e alla dinamica delle retribuzioni: nel primo trimestre del 2026 i salari reali risultano ancora inferiori del 6,1% rispetto al 2021 nonostante l’aumentato dell’1,3% su base annua.

L’OCSE prevede inoltre una riduzione dei salari reali dello 0,9% nel 2026 e una modesta crescita dello 0,2% nel 2027. 

Le difficoltà della dinamica salariale trovano conferma nella nota dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio che analizza criticamente il ruolo redistributivo dell’IRPEF. Nel periodo 1990-2024 il lavoro part-time è passato dal 4,1% al 30,2%, contribuendo all’aumento delle disuguaglianze, con l’indice di Gini cresciuto da 0,33 a 0,40. Il 10% dei lavoratori con i redditi più bassi ha subito una riduzione del 40% del reddito reale; il 25% più povero ha perso il 31%; il reddito mediano è diminuito di circa il 13%. Le retribuzioni reali sono invece aumentate del 16,5% nell’industria e nelle costruzioni, mentre nei servizi si sono ridotte del 20,9%. Secondo l’UPB, le riforme dell’IRPEF introdotte dal 2014 hanno provato a migliorare la progressività del sistema fiscale e spiegano circa l’80% dell’aumento della capacità redistributiva dell’imposta, sostenendo i redditi più bassi.

Tuttavia, tali interventi non hanno affrontato le cause strutturali della stagnazione salariale, rendendo necessari interventi più ampi sul mercato del lavoro e sul sistema fiscale.

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Nota LA FAME NEL MONDO-CRISI UMANITARIE E INSICUREZZA ALIMENTARE

Nota LA FAME NEL MONDO-CRISI UMANITARIE E INSICUREZZA ALIMENTARE

Secondo le ultime stime della FAO, nel 2025 circa 696 milioni di persone, pari al 7,8% della popolazione mondiale, soffrono la fame, a dimostrazione di quanto sia ancora lontano il raggiungimento del Goal 2 “Sconfiggere la fame” dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Sempre secondo la FAO, nel 2025 il 25,8% della popolazione mondiale, ovvero 2,12 miliardi di persone, era in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave, 85,7 milioni in meno rispetto al 2024. In particolare, circa 778,6 milioni di persone (il 9,5% della popolazione mondiale) erano in condizioni di insicurezza alimentare grave. Il continente africano continua a registrare la situazione più critica: il 57% della popolazione vive in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave, mentre il 21% vive in una situazione di insicurezza alimentare grave. Anche in Oceania si osservano condizioni critiche, con una prevalenza di insicurezza alimentare moderata o grave pari al 26,9%.

Secondo il Global Report on Food Crises (GRFC) 2026, nel 2025 l’insicurezza alimentare acuta è rimasta ampiamente diffusa nei Paesi e territori colpiti da crisi alimentari. Complessivamente, 266 milioni di persone, nei 46 Paesi monitorati del GRFC, hanno affrontato livelli elevati di insicurezza alimentare acuta. La carestia è stata confermata nel 2025 in alcune aree della Striscia di Gaza e del Sudan, mentre la Palestina (Striscia di Gaza) è il Paese/territorio con la più elevata quota di popolazione in condizioni di insicurezza alimentare acuta. Queste situazioni umanitarie rappresentano alcune delle più gravi crisi alimentari acute al mondo e sottolineano l’urgente necessità di un impegno internazionale costante per garantire l’accesso al cibo a tutte le popolazioni colpite.

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Nota su L’Italia e la crisi idrica del 2026

Nota su L’Italia e la crisi idrica del 2026

L’Italia nel 2026 sta attraversando una profonda crisi idrica, caratterizzata da una condizione di anomalia climatica. Dopo la seconda primavera più calda dal 1950 (+1,26° rispetto alla media), la scarsità di riserve nivali sulle Alpi, evidenziata da un deficit dello Snow Water Equivalent (SWE), ha privato i bacini del fondamentale apporto derivante dallo scioglimento delle nevi già dall’inizio di giugno. In Lombardia il deficit SWE è superiore al 60%, mentre in Piemonte varia da -67% a -81%.

Nel Distretto del Po la situazione è allarmante poiché le portate del Grande Fiume risultano dimezzate, registrando a Borgoforte un deficit del 76% rispetto alla media storica. Nel Distretto dell’Appennino Settentrionale, i corsi d’acqua toscani mostrano portate estremamente scarse, con l’Ombrone che segna un -78% rispetto alla media ventennale. Nel Distretto dell’Appennino Centrale, in Umbria il Lago Trasimeno è sceso a -1,64 metri, ben al di sotto del limite minimo vitale.

La valutazione delle risorse idriche per l’agricoltura nel luglio 2026 evidenzia una situazione di forte criticità, specialmente nel Distretto del Po, dove al 13 luglio 2026 l’Autorità di Bacino stimava che, con l’acqua attualmente disponibile, restassero solo dieci giorni garantiti per l’irrigazione. Al contrario, il Mezzogiorno e le Isole presentano un quadro di maggiore resilienza temporanea grazie agli invasi riempiti dalle piogge dei primi mesi dell’anno. Tuttavia, le temperature estreme stanno spingendo la domanda irrigua a livelli record: nella Capitanata, in Puglia, si registra un prelievo settimanale di oltre 10 milioni di metri cubi per i campi.

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Aggiornamento Nota su Danni alle potenzialità produttive agricole e stato di carestia nella Striscia di Gaza

Aggiornamento Nota su Danni alle potenzialità produttive agricole e stato di carestia nella Striscia di Gaza

Secondo l’analisi effettuata da FAO, al 19 dicembre 2025, a seguito della riduzione delle ostilità le condizioni di sicurezza alimentare nella Striscia di Gaza hanno mostrato alcuni segnali di miglioramento. Tuttavia, la situazione umanitaria rimane estremamente critica. L’intero territorio continua a essere classificato nella fase di “Emergenza” (Fase IPC 4) fino a metà aprile 2026, mentre nessuna area è attualmente classificata in “Carestia” (Fase IPC 5). Nonostante i progressi registrati, l’intera popolazione della Striscia continua a essere esposta a livelli molto elevati di insicurezza alimentare acuta e stato di malnutrizione.

Per il periodo di proiezione (1° dicembre 2025 – 15 aprile 2026) si prevede che circa 1,6 milioni di persone continueranno a vivere in condizioni di crisi o peggiori. Entro metà ottobre 2026 si stima che quasi 101.000 bambini tra i 6 mesi e i 5 anni necessiteranno di un trattamento per malnutrizione acuta, di cui oltre 31.000 in forma grave, mentre circa 37.000 donne in gravidanza o in allattamento necessiteranno di assistenza nutrizionale. Le prospettive di ripresa economica rimangono fortemente compromesse: le restrizioni ai movimenti e all’accesso in alcune aree limitano la ripresa delle attività agricole, della pesca e dell’allevamento, ostacolando il recupero dei mezzi di sussistenza.

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Nota su Il lavoro femminile dipendente in agricoltura

Nota su Il lavoro femminile dipendente in agricoltura

Il lavoro femminile dipendente in agricoltura rappresenta una componente importante del settore, con 308.226 lavoratrici nel 2024, pari al 30,2% degli occupati dipendenti. Nel periodo 2019–2024 il lavoro femminile dipendente nel settore agricolo italiano ha registrato una contrazione significativa (-8,8%), passando da circa 338.000 unità a poco più di 308.000. A fronte di questa contrazione occupazionale, il volume complessivo di giornate lavorate ha mostrato una maggiore stabilità, raggiungendo nel 2024 il valore più alto dell’intero periodo.

Prosegue inoltre il processo di invecchiamento della forza lavoro anche per la componente occupazionale femminile, mentre dal punto di vista geografico oltre il 55% delle lavoratrici impiegate in agricoltura si concentra tra Sud e Centro. Nel 2024 le lavoratrici straniere impiegate nel settore agricolo sono 77.282 e rappresentano il 24,6% del totale degli occupati agricoli non italiani. Sul fronte delle retribuzioni, nel 2023 la retribuzione media annua delle donne è circa il 75% di quella degli uomini: rispetto al 2015 il gap retributivo si è ridotto ma nel settore agricolo rimane comunque caratterizzato da un divario importante.

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Nota su ANDAMENTO DELL’ECONOMIA AGRICOLA – ANNO 2025

Nota su ANDAMENTO DELL’ECONOMIA AGRICOLA – ANNO 2025

Nel 2025 il settore dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca ha mostrato un andamento in lieve crescita. Secondo i dati ISTAT, il valore della produzione si è attestato a 80,1 miliardi di euro, superando i 77,1 miliardi rilevati nel 2024. L’incremento del 3,9% è stato determinato soprattutto dalla crescita dei prezzi (+3,6%), mentre il contributo dei volumi è risultato più contenuto (+0,3%). Nello stesso periodo, il valore aggiunto del settore è aumentato da 44,2 a 46,6 miliardi di euro.

Analizzando le singole componenti del comparto, l’agricoltura ha rappresentato la quota prevalente della produzione, raggiungendo un valore di 75,2 miliardi di euro. Tra le coltivazioni erbacee si nota un incremento dell’1,0% in volume, grazie soprattutto all’ottima performance dei cereali (+4,1%), mentre per le coltivazioni legnose l’olio d’oliva ha segnato l’aumento più significativo (+9,6%), seguito dal vino (+2,9%). In netta controtendenza si è posizionato il comparto della frutta, che ha subito un calo dei volumi del 7,3%.

Nel 2025, i prezzi dei beni e dei servizi impiegati nel settore agricolo sono tornati a crescere, registrando un aumento medio dell’1,0%. Nonostante la ripresa dei costi, l’andamento è rimasto più contenuto rispetto al rialzo dei prezzi dei prodotti venduti, permettendo al settore di mantenere una ragione di scambio favorevole pari al 3,0%.

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