Resistere alla deriva neoliberista

Resistere alla deriva neoliberista

Una riflessione sul ruolo della formazione e della ricerca nel ventennale della Fondazione Metes, a cura della Presidente della Fondazione Metes Tina Balì

Nell’ultimo numero di Nautilus, dedicato al tema della Resistenze, è stata pubblicata una riflessione della nostra Presidente che si interroga sulla deriva neoliberista e sul ruolo della ricerca e della formazione al servizio della Resistenza.

Anticipiamo qui solo un passaggio.

“In questo quadro di trasformazioni si inserisce il più grande mutamento del XXI secolo: il passaggio della conoscenza da attività che libera ed emancipa a elemento performante e “abilitante” del sistema capitalistico della produzione di merci e servizi dentro una fase di accelerazione dell’innovazione tecnologica, in particolare applicata alla robotica e all’intelligenza artificiale.

Qual è il nostro compito oggi? Quale il nuovo modello di resistenza?

Giuseppe Di Vittorio al Primo Congresso delle organizzazioni sindacali dell’Italia liberata tenutosi a Napoli all’inizio del 1945 condivise questa importante intuizione: “il sindacato deve promuovere discussioni, assemblee, far partecipare i lavoratori alla vita sindacale, deve essere la espressione libera della massa. È attraverso una vita sindacale così concepita, non attraverso il burocratismo che si debbono formare e si formeranno i nuovi dirigenti”. Così come quando Bruno Trentin decise di costituire l’IRES, sapeva che il sindacato per poter avere un suo punto di vista su quello che accade ed essere capace di costruire un suo progetto di trasformazione politica della società doveva saper coniugare attività di ricerca con le attività di formazione.”

L’articolo completo si può leggere qui: https://www.nautilusrivista.it/temi/societa/fondazione-metes

Cosa si intende per condizionalità sociale quando si parla di Politica Agricola Comune?

Definizione di condizionalità sociale

La condizionalità rappresenta quell’insieme di obblighi che devono essere rispettati dai beneficiari per poter accedere al sostegno di base al reddito per la sostenibilità (Basic Income Support for Sustainability – BISS) previsto dal Primo Pilastro della PAC e agli aiuti previsti dagli interventi agro-climatico-ambientali (ACA) dello Sviluppo rurale. Dopo la riforma 2023-2027, i suddetti obblighi riguardano il rispetto di 11 Criteri di Gestione Obbligatori (CGO) e di 9 norme per il mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali (Buone Condizioni Agronomiche e Ambientali – BCAA).

Qual è la normativa di riferimento in materia di condizionalità sociale?

In merito ai CGO le norme da rispettare riguardano:

  • i requisiti per controllare le fonti diffuse di inquinamento da fosfati – Direttiva 2000/60/CE (CGO 1);
  • le norme per la protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole – Direttiva 91/676/CEE (CGO 2);
  • le norme per la conservazione degli uccelli selvatici – Direttiva 2009/147/CE (CGO 3);
  • le norme per conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche – Direttiva 92/43/CEE (CGO 4);
  • i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare – Regolamento (CE) n. 178/2002 (CGO 5);
  • il divieto d’utilizzazione di talune sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze β- agoniste nelle produzioni animali – Direttiva 96/22/CE (CGO 6);
  • le norme per commercializzazione dei prodotti fitosanitari – Regolamento (CE) n. 1107/2009 (CGO 7);
  • le norme per l’utilizzo sostenibile dei pesticidi – Direttiva 2009/128/CE (CGO 8);
  • le norme minime per la protezione dei vitelli – Direttiva 2008/119/CE (CGO 9);
  • le norme minime per la protezione dei suini – Direttiva 2008/120/CEE (CGO 10);
  • le norme riguardanti la protezione degli animali negli allevamenti – Direttiva 98/58/CE (CGO 11).

Nello specifico le BCAA riguardano il mantenimento dei prati permanenti (BCAA 1), la protezione di zone umide e torbiere (BCAA 2), il divieto di bruciare le stoppie (BCAA 3), l’introduzione di fasce tampone lungo i corsi d’acqua (BCAA 4), la lavorazione del terreno (BCAA 5), la copertura minima del suolo (BCAA 6), la rotazione delle colture (BCAA 7), la superficie agricola destinata a aree o elementi non produttivi (BCAA 8), il divieto di conversione o aratura dei prati permanenti in Natura 2000 (BCAA 9).

Le ipotesi di revisione della Politica Agricola Comune 2023-2027. Effetti delle proteste dei “trattori” sulle ambizioni ambientali dell’UE

Le ipotesi di revisione della Politica Agricola Comune 2023-2027. Effetti delle proteste dei “trattori” sulle ambizioni ambientali dell’UE

Cosa si intende per revisione della PAC 2023-2027?

Il 26 marzo scorso, dopo appena un anno dall’entrata in vigore della nuova riforma, i ministri dell’agricoltura dell’UE hanno formulato il loro parere positivo in merito alle ipotesi della Commissione europea sulle modifiche da apportare alla PAC 2023-2027.

Si tratta dei primi provvedimenti che le istituzioni europee intendono adottare per rispondere alle “proteste dei trattori” che, dagli inizi del 2024, si sono diffuse in tutta Europa.  I primi riguardano il pacchetto globale di misure di semplificazione, già proposto dalla Commissione il 15 marzo 2024, finalizzato ad introdurre modifiche ad alcuni meccanismi della PAC che riducano gli oneri amministrativi a carico degli agricoltori europei. I secondi sono invece relativi  a una proposta finalizzata a rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera alimentare. Le modifiche che riguardano i meccanismi della PAC i cambiamenti dovrebbero interessare la condizionalità ambientale e i piani strategici.

Quali sono le modifiche della PAC proposte dalla Commissione Europea?

Per il dettaglio delle modifiche proposte vi rimandiamo alla nota del nostro ufficio studi che passa in rassegna tutte le ipotesi nel dettaglio: dai piani strategici alla copertura minima del suolo, la rotazione delle colture, la superficie agricola destinata ad aree non produttive. Nell’approfondimento anche un excursus del clima di protesta nei vari paesi europei che ha portato alle proposte di modifica della

Impatto e rischi delle modifiche alla Politica Agricola Comune

In questo complesso scenario caratterizzato dalle proteste, da un lato, e da un clima generalizzato di ridimensionamento delle ambizioni ambientali delle politiche europee, è necessario porre grande attenzione alle evoluzioni che caratterizzeranno nei prossimi mesi le politiche europee per l’agroalimentare. Le organizzazioni sindacali, in particolare, dovranno focalizzare l’attenzione sull’applicazione della condizionalità sociale, che è stato il principale risultato finora ottenuto in Europa dall’alleanza politica tra ambiente e lavoro, per preservare e rafforzare gli obiettivi del pilastro sociale della PAC 2023-2027.  

Scarica qui la nota di approfondimento

a cura dell’Ufficio Studi della Fondazione Metes – 5 aprile 2024

Andamento dell’inflazione nel periodo gennaio-marzo 2024

Andamento dell’inflazione nel periodo gennaio-marzo 2024

L’ultima nota del nostro Ufficio Studi analizza l’andamento dell’inflazione nel periodo gennaio-marzo 2024 dell’anno partendo dai dati pubblicati dall’ISTAT.

Andamento dei prezzi al consumo nel primo trimestre 2024

Nel primo trimestre dell’anno il calo dell’inflazione registrato a partire da ottobre 2023 subisce una battuta d’arresto e l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto dell’1,2%.

L’incremento è dovuto in particolare alla crescita dei prezzi dei Beni industriali non energetici (+3,8%) e a quella dei prezzi dei Servizi (+0,9%). Per quanto riguarda i beni alimentari, aumentano i prezzi dei prodotti lavorati(+0,4%), mentre diminuiscono quelli dei beni alimentari non lavorati (-1,3%). La flessione più consistente è quella dei prezzi dei beni energetici che diminuiscono del 2,2% nel periodo gennaio-marzo 2024.

Figura 1 – Andamento dell’inflazione nel periodo gennaio-marzo 2024

Fonte: elaborazione Fondazione Metes su dati ISTAT, 2024

Stime dell’inflazione della Banca d’Italia

Secondo le proiezioni della Banca d’Italia per il biennio 2024-2026, l’inflazione al consumo, che nel 2023 era al 5,9%, dovrebbe diminuire nel 2024 all’1,3%, per poi risalire nel biennio successivo, rimanendo comunque inferiore al 2%.

Nella nota, che potete scaricare e leggere qui, oltre al dettaglio dell’andamento dei prezzi per divisione di spesa, troverete anche un interessante focus sull’impatto dell’inflazione sulle famiglie in base alle diverse classi di spesa, nonché il sempre utile glossario.

a cura dell’Ufficio studi della Fondazione Metes

L’Agroalimentare DOP IGP STG nel 2023

a cura dell’Ufficio Studi della Fondazione Metes – 4 marzo 2024

Il rapporto Ismea-Qualivita 2023

Secondo l’ultimo rapporto Ismea – Qualivita sulle indicazioni geografiche, nel 2022 l’Italia si conferma il primo produttore mondiale di prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica con 853 prodotti riconosciuti su 3.151 totali. In particolare, il nostro Paese può vantare 583 prodotti DOP (Denominazioni di origine protetta), 266 IGP (Indicazioni geografiche protette) e 4 STG (Specialità tradizionali garantite). I 195.407 operatori sul territorio nazionale hanno realizzato nel 2022 una produzione di 20,2 miliardi di euro, il 20% dell’intera produzione agroalimentare italiana, con un incremento di oltre un miliardo di euro in un solo anno (+6,4%). Questo dato conferma il trend di crescita ininterrotto che negli ultimi cinque anni ha caratterizzato il comparto.

L’impatto occupazionale delle Indicazioni Geografiche

Il Rapporto Ismea-Qualivita 2023 per la prima volta fornisce anche una misura dell’impatto occupazionale del settore agroalimentare DOP IGP. In particolare, le stime elaborate indicano, nel settore agricolo, un numero di rapporti di lavoro dipendente a tempo determinato pari a 430 mila e 50 mila a tempo indeterminato, a cui si aggiungono poco meno di 100 mila lavoratori autonomi, tra imprenditori agricoli e coltivatori diretti. Nella fase industriale il settore agroalimentare DOP IGP genera oltre 250 mila rapporti di lavoro a tempo indeterminato e circa 60 mila rapporti a tempo determinato o stagionali.

I dati esposti evidenziano il ruolo cruciale che i prodotti DOP, IGP e STG rivestono nel settore agroalimentare italiano.

Prospettive del nuovo regolamento europeo

La politica dei marchi di qualità ha assunto una crescente rilevanza nell’ambito delle strategie comunitarie per l’agroalimentare a partire dagli anni ’80 e è di questi giorni la notizia dell’approvazione definitiva da parte del Parlamento europeo del nuovo regolamento europeo sui regimi di qualità agroalimentari.

A partire dal prossimo aprile, mese di formale entrata in vigore del nuovo regolamento, sarà quindi necessario avviare una azione di attento monitoraggio dell’impatto del nuovo quadro regolamentare. In particolare, da un lato, sarà necessario comprendere come i contenuti del nuovo regolamento europeo verranno recepiti a livello nazionale e, dall’altro, analizzare quali saranno i provvedimenti normativi e amministrativi che verranno adottati. D’altro canto, sarà necessario comprendere fino a che punto questa riforma sarà in grado di indirizzare il sistema italiano dei prodotti DOP, IGP e STG verso l’obiettivo della sostenibilità. In particolare, sarà necessario comprendere se il nuovo regime comunitario, oltre a migliorare i risultati ambientali delle filiere e dei distretti agroalimentari di qualità, potrà promuovere un miglioramento e una valorizzazione del lavoro.

Per approfondire scarica la nota completa