Cosa fa un sindacalista? Il proprio lavoro, anche quando non è facile

Luglio 2017

di Ilaria Romeo
responsabile Archivio storico CGIL nazionale

Il due marzo del 1948 cade in contrada Raffo a Petralia Soprana (PA) il capolega della Federterra Epifanio Li Puma, mezzadro e socialista. Il 1° aprile viene assassinato a Camporeale – al confine tra le province di Trapani e Palermo – il segretario della Camera del lavoro Calogero Cangelosi, anch’egli socialista. Al centro, nel tempo e nello spazio, fra questi due delitti si colloca, il 10 marzo, l’assassinio di Placido Rizzotto, partigiano, socialista, segretario della Camera del lavoro di Corleone e dirigente delle lotte contadine.

Epifanio Li Puma, capolega della Federterra ucciso il 2 marzo 1948 in provincia di Palermo.

Sarà il capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa ad indagare sul delitto Rizzotto: il lavoro dell’ufficiale, destinato a divenire un nome celebre nel corso dei decenni successivi, porterà all’incriminazione di Luciano Liggio, Pasquale Criscione e Vincenzo Collura che tuttavia, alla fine del 1952, verranno assolti per insufficienza di prove.

Placido Rizzotto, partigiano, socialista, segretario della Camera del lavoro di Corleone e dirigente delle lotte contadine, ucciso il 10 marzo 1948

Il rapimento di Placido Rizzotto, 36° omicidio di mafia nella penisola nel secondo dopoguerra, scuote le coscienze: gli atti terroristici contro il movimento contadino e i suoi dirigenti cominciano il 16 settembre del 1944, con l’attentato a Girolamo Li Causi, segretario regionale del PCI, durante un comizio a Villalba, feudo di don Calò Vizzini, proseguendo negli anni seguenti con gli assalti alle Camere del lavoro della CGIL ancora unitaria, le intimidazioni e i pestaggi dei suoi dirigenti, i primi omicidi.

Il 4 gennaio 1947, a Sciacca – provincia di Agrigento – la mafia uccide davanti alla porta della sua abitazione Accursio Miraglia, segretario della locale Camera del lavoro e dirigente comunista.

Accursio Miraglia, segretario della locale Camera del lavoro e dirigente comunista ucciso il 4 gennaio 1947 a Sciacca (AG)

Il 13 febbraio 1947 a Villabate (PA) muore Nunzio Sansone, militante comunista impegnato nella lotta per la riforma agraria, fondatore e segretario della locale Camera del lavoro. Lo stesso giorno a Partinico, sempre in provincia di Palermo, viene ucciso Leonardo Salvia, anch’egli in prima fila nelle lotte per la distribuzione delle terre.

Non sono in molti a ricordarlo – racconta Emanuele Macaluso, segretario generale della CGIL Sicilia dal 1947 al 1956, in una bella intervista rilasciataci qualche mese fa in occasione del 70° anniversario di Portella della Ginestra ma dall’inizio del 1947 e fino a prima dell’attentato (ndr Primo maggio 1947 a Portella) erano stati ammazzati già tre sindacalisti: tutti uomini di valore, dirigenti e militanti del calibro di Accursio Miraglia, Pietro Macchiarella (ndr ucciso il 17 gennaio 1947), Nunzio Sansone. Anche se va detto che le intimidazioni, quando non addirittura gli atti terroristici contro il movimento sindacale e i suoi leader erano cominciati nell’immediato dopoguerra, con l’attentato del 16 settembre ’44 a Girolamo Li Causi, all’epoca segretario del PCI siciliano, avvenuto durante un comizio a Villalba. Quel giorno io mi salvai per miracolo: ero al suo fianco e ricordo per filo e per segno gli attimi che fecero seguito alla sparatoria scatenata dagli uomini di don Calogero Vizzini, dove risultarono ferite 14 persone e in occasione della quale lo stesso Li Causi fu colpito a una gamba, un fatto che lo renderà claudicante per il resto della sua vita”.

Alla constatazione degli intervistatori: “A cadere sotto i colpi della mafia erano soprattutto sindacalisti della CGIL…”, Macaluso risponde: “Esclusivamente della CGIL! Unitaria fino al 1948, della CGIL post-scissione in seguito. Andrea Raja, Gaetano Guarino, Nicolò Azoti, erano tutti sindacalisti della CGIL e, in particolare, dirigenti del movimento contadino e bracciantile. E del resto furono compiuti soprattutto tra i capi delle lotte per la terra i primi omicidi della criminalità organizzata agli inizi del Novecento, da Luciano Nicoletti a Bernardino Verro, e nel tragico marzo-aprile del 1948, con gli efferati assassini di Epifanio Li Puma, Placido Rizzotto e Calogero Cangelosi”.

Quale era il nostro convincimento? – afferma ancora Macaluso in risposta ad una nostra domanda – Che era un prezzo da pagare” (Guarda la video intervista).

Un tributo di sangue che continua anche negli anni successivi con l’uccisione di, tra gli altri Salvatore Carnevale, il 16 maggio 1955 e Vincenzo Di Salvo il 18 marzo 1958.

Salvatore Carnevale, sindacalista ucciso dalla mafia il 16 maggio 1955

L’elenco dei sindacalisti uccisi dalla mafia è davvero molto lungo. Lo riproduciamo – forzatamente incompleto – allargando la forbice cronologica dall’inizio del secolo scorso agli anni Ottanta, partendo da Lorenzo Panepinto, insegnate, figura emblematica del sindacalismo contadino in Sicilia, assassinato a Santo Stefano di Quisquinia (Agrigento) davanti casa propria il 16 maggio 1911, per arrivare a Pio La Torre, prima dirigente della CGIL siciliana, poi esponente di primo piano del PCI dell’isola e a livello nazionale, ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982.

Perché “fare memoria è un dovere – come diceva don Ciotti – che sentiamo di dover rendere a quanti sono stati uccisi per mano delle mafie, un impegno verso i familiari delle vittime, verso la società tutta, ma prima ancora verso le nostre coscienze di cittadini, di laici e di cristiani, di uomini e donne che vivono il proprio tempo senza rassegnazione”.

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