Report sulla performance economico finanziaria delle industrie alimentari e delle bevande (2024)

Report sulla performance economico finanziaria delle industrie alimentari e delle bevande (2024)

L’industria alimentare e delle bevande rappresenta uno dei settori più importanti della manifattura italiana per contributo al valore aggiunto, occupazione e presenza sui mercati internazionali. Il comparto è caratterizzato da un forte legame con la domanda interna ma anche da una significativa vocazione all’export, soprattutto per prodotti ad alto valore aggiunto legati alla tradizione produttiva italiana.

Negli ultimi anni il settore ha operato in un contesto macroeconomico complesso segnato dalla pandemia di Covid-19 e dalla crisi energetica. Nonostante questi shock, l’industria alimentare ha mostrato una maggiore resilienza rispetto ad altri comparti manifatturieri, grazie alla natura dei beni prodotti, in gran parte beni di prima necessità.

Dal punto di vista strutturale, il settore italiano è caratterizzato dalla prevalenza di micro e piccole imprese e da una relativamente bassa intensità tecnologica, con vantaggi competitivi spesso legati alla qualità dei prodotti, all’organizzazione della filiera e al radicamento territoriale. Ciò genera una forte eterogeneità tra i diversi sottosettori.

L’analisi macroeconomica realizzata dell’Ufficio studi della Fondazione Metes evidenzia che l’Italia occupa una posizione rilevante in Europa per numero di occupati nel settore e per capacità esportativa. In particolare, secondo l’elaborazione dei dati EUROSTAT, la produzione industriale alimentare ha mostrato una performance relativamente positiva nel periodo 2019-2024, mentre il settore delle bevande ha registrato una dinamica più debole negli ultimi anni.

Le esportazioni rappresentano un fattore chiave di crescita, con l’Italia tra i principali esportatori mondiali di alimenti e bevande e con una crescente apertura verso nuovi mercati internazionali. Tuttavia, la domanda interna ha risentito dell’aumento dei prezzi alimentari, che tra il 2020 e il 2024 sono cresciuti più rapidamente rispetto ad altre categorie di beni.

L’analisi microeconomica mostra che nel 2024 operano circa 66 mila imprese nel settore, con una forte presenza di imprese individuali ma anche una crescita delle società di capitali nel tempo. Inoltre, l’elaborazione dei dati AIDA Bureau Van Dijk sulle performance economiche evidenziano una crescita significativa del fatturato tra il 2021 e il 2024, sebbene con forti differenze tra comparti.

Infine, gli indicatori di redditività e solidità finanziaria indicano una redditività complessivamente moderata ma eterogenea: i settori con maggiore trasformazione del prodotto e maggiore potere di marca presentano risultati migliori, mentre i comparti più vicini alle fasi iniziali della filiera mostrano margini più contenuti e maggiore esposizione agli shock dei costi.

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Nota su Lavoro intermittente nell’Industria alimentare e delle bevande 2024

Nota su Lavoro intermittente nell’Industria alimentare e delle bevande 2024

Nel 2024 i lavoratori intermittenti, con prestazione lavorativa discontinua o intermittente a secondo delle esigenze individuate dal CCNL, nell’industria alimentare e delle bevande con almeno una giornata retribuita sono 13.566, con un incremento dell’1,3% rispetto al 2023. In termini sia di numerosità dei lavoratori sia di volume delle giornate lavorate, la quota attribuibile al settore si colloca attorno al 2%, mentre il restante 98% è riconducibile agli altri settori produttivi.

Le giornate retribuite sono 741.924, in aumento del 3,6%, e il numero medio di giornate per lavoratore è pari a 54,7 (+2,2% rispetto al 2023).

Tra il 2014 e il 2024 il numero complessivo di lavoratori intermittenti passa da 11.185 a 13.566 unità, con un incremento del 21,3%, segnalando un leggero rafforzamento di questa forma contrattuale all’interno delle strategie occupazionali delle imprese del settore. Le donne rappresentano il 53,9% dei lavoratori intermittenti, mentre i lavoratori fino a 34 anni sono il 63,0% del totale. Gli operai costituiscono il 96,4% dei lavoratori intermittenti del settore.

Oltre il 73% dei lavoratori è concentrato nel Nord, in particolare nel Nord-Est (40,4%) e nel Nord-Ovest (32,8%).

Le regioni con il maggior numero di lavoratori intermittenti sono Lombardia (2.565), Veneto (2.308) ed Emilia-Romagna (2.301).

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Nota su Indagine sulla struttura delle aziende agricole 2023- evoluzione e caratteristiche dei livelli di formazione dei capi azienda

Nota su Indagine sulla struttura delle aziende agricole 2023- evoluzione e caratteristiche dei livelli di formazione dei capi azienda

Nel 2023 la quota dei capi azienda con formazione agraria completa è pari all’8,2%, mentre il 56,6% possiede una formazione basata solo su esperienza pratica e il 35,2% una formazione agraria elementare.

I capi azienda con formazione agraria completa presentano una maggiore incidenza nelle aziende con almeno 100 ettari (2,3%) e nelle aziende con oltre 100.000 euro di produzione (22,4%).

La partecipazione ad attività di formazione professionale negli ultimi 12 mesi riguarda il 9,0% dei capi azienda in Italia, con valori più elevati nella Provincia autonoma di Bolzano (43,2%) e nella Provincia autonoma di Trento (33,7%).

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Bollettino Statistico della Fondazione Metes n. 26 – Gennaio 2026

Bollettino Statistico della Fondazione Metes n. 26 – Gennaio 2026

Dopo il prevedibile crollo del 2020, caratterizzato da una riduzione di circa il 2,1% rispetto al 2019 e dal raggiungimento di un minimo di circa 453 mila unità, imputabile alla crisi pandemica, il settore dell’industria alimentare e delle bevande, ha avviato una fase di recupero progressivo, accentuatasi in modo particolare tra il 2023 e il 2024.

Nel 2024 si contano 474.331 occupati dipendenti, il valore più elevato dell’intera serie storica considerata, corrispondente a un incremento del 2,6% rispetto ai livelli pre-pandemici del 2019 (462.251 unità).

Il comparto di gran lunga dominante è la produzione di prodotti da forno e farinacei, che assorbe il 33,9% del totale degli occupati nelle imprese attive con dipendenti, confermando il ruolo centrale del settore della panificazione, della pasticceria industriale e dei prodotti farinacei nella struttura occupazionale del made in Italy alimentare.

Nel 2024 le persone occupate nel settore erano per il 58,5% uomini e per il 41,4% donne; in termini assoluti questo dato si traduce rispettivamente in 277.728 lavoratori e 196.603 lavoratrici. La classe d’età con maggior frequenza nel 2024 è quella ‘35-54 anni’, in cui si trova il 47,8% dei dipendenti. Nella classe d’età ‘fino a 34 anni’ si concentra circa un terzo delle persone (32,0%), mentre il 20,3% ricade nella fascia ‘oltre i 55 anni’.

Per quanto riguarda il tasso di irregolarità dei lavoratori dipendenti, gli ultimi dati disponibili si riferiscono al 2023 e ci dicono che per le industrie alimentari, delle bevande e del tabacco, il tasso di irregolarità è salito dal 6,1% al 6,7%, diminuendo quindi dello 0,3% rispetto al 2018 ma subendo un incremento dello 0,6% rispetto al 2022.

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Nota su Produzioni agroalimentari italiane DOP, IGP e STG – 2025

Nota su Produzioni agroalimentari italiane DOP, IGP e STG – 2025

Anche per il 2024, l’Italia è il primo produttore mondiale di prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica con 897 (+41 rispetto al 2023) prodotti riconosciuti su 3.484 totali. In particolare, il nostro Paese può vantare 585 prodotti DOP (Denominazioni di origine protetta), 272 IGP (Indicazioni geografiche protette), 4 STG (Specialità tradizionali garantite) e 36 IG Spirits (Bevande Spiritose).

Nel 2024 il comparto del cibo DOP IGP, che comprende 331 denominazioni registrate, ha raggiunto i 9,64 miliardi di euro segnando una crescita del 7,7% rispetto al 2023 e del 48% rispetto al 2014.

La produzione di vino imbottigliato DOP IGP si attesta nel 2024 a 25,6 milioni di ettolitri, registrando una lieve flessione -1,0% rispetto al 2023. Nel dettaglio, i vini DOP mostrano una dinamica positiva, con 17,82 milioni di ettolitri certificati e un incremento dell’imbottigliato pari all’1,0% su base annua. Al contrario, i vini IGP evidenziano una contrazione più marcata, con un calo del 4% dell’imbottigliamento.Sul versante agroalimentare, l’export dei prodotti DOP IGP supera per la prima volta la soglia dei 5 miliardi di euro, segnando un incremento del 12,7% rispetto al 2023 una crescita complessiva del 91% nell’arco dell’ultimo decennio 2014-2024. Il vino a Indicazione Geografica conferma un andamento positivo: nel 2024 il valore delle esportazioni supera per la prima volta i 7 miliardi di euro, con una crescita del 5,2% rispetto al 2023 e un incremento del 66% nel confronto con il 2014.

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