Nota su Piano Strategico della PAC 2023-2027- risultati conseguiti al 31.03.2026

Nota su Piano Strategico della PAC 2023-2027- risultati conseguiti al 31.03.2026

Gli interventi previsti dalla PAC 2023-2027 registrano livelli di avanzamento della spesa differenziati. Mentre per il I pilastro e per gli interventi settoriali si registrano performance di spesa rispettivamente del 51,9% e del 34,6% del totale delle risorse programmate, la spesa relativa al II pilastro appare caratterizzata da maggiori rallentamenti, essendo stato erogato finora il 24,1% del totale della dotazione finanziaria 2023-2027.

Per i Pagamenti diretti (I pilastro), al 31 marzo 2026 sono stati erogati circa 9,1 miliardi di euro, pari al 51,9% del complesso delle risorse programmate per il periodo 2023-2027. Oltre la metà delle erogazioni (50,1%) riguarda i pagamenti effettuati per il BISS – Sostegno di base al reddito per la sostenibilità. Seguono le erogazioni relative agli Eco-schemi (23,5% del totale), quelle del Sostegno accoppiato (13,6%) e quelle per il CRISS – Sostegno redistributivo complementare al reddito per la sostenibilità (11,0%).

Per gli Interventi settoriali, al 31 marzo 2026 sono stati erogati circa 1.098,3 milioni di euro, pari al 34,6% del complesso delle risorse programmate. Circa la metà delle erogazioni (49,3%) riguarda i pagamenti effettuati per il settore vitivinicolo. Seguono le erogazioni relative al settore ortofrutticolo (39,8% del totale) e quelle per il settore olivicolo-oleario (8,6%).

Per lo Sviluppo Rurale (I pilastro), con oltre 3,8 miliardi di euro erogati, l’avanzamento della spesa si attesta al 24,1% rispetto al complesso delle risorse programmate per il periodo 2023-2027. Bolzano, Molise e Valle d’Aosta si collocano ai primi posti della graduatoria per avanzamento della spesa del Complemento per lo Sviluppo Rurale ( CSR ), mentre Marche, Trento e Puglia presentano i livelli più bassi di avanzamento della spesa del CSR.

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ANDAMENTI DELL’INFLAZIONE: VALORI 2022-2025 E PREVISIONE 2026-2029 

ANDAMENTI DELL’INFLAZIONE: VALORI 2022-2025 E PREVISIONE 2026-2029 

Il 15 giugno 2026 l’ISTAT ha pubblicato i dati definitivi dell’inflazione misurata sulla base dell’indice IPCA al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati per il periodo 2022-2025. Nella stessa nota viene pubblicata la previsione dell’indicatore per gli anni 2026-2029.

Come si può osservare dalla figura 1, nel 2025 l’indice IPCA al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati registra una crescita del +1,9%, -0,1% rispetto alla previsione del +2,0% diffusa dall’ISTAT il 12 giugno 2025. 

Figura 1 – IPCA netto dei beni energetici importati nel 2022-2025: realizzazione e scostamenti tra realizzazione e previsione (realizzazione: variazioni percentuali; scostamenti: punti percentuali)

Fonte: Elaborazioni Fondazione Metes su dati ISTAT, 2026

L’anno 2022 è quello caratterizzato dal maggiore scostamento tra la previsione ISTAT e il valore rilevato a consuntivo dell’indice IPCA al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati: +1,9%.

Tabella 1 – Inflazione IPCA al netto degli energetici importati: previsione 2026-2029 (var. %)

 2026202720282029
IPCA al netto degli energetici importati2,42,62,12,0

Fonte: ISTAT, 2026

La tabella 1 riporta le previsioni dell’inflazione misurata dall’indice IPCA al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati per gli anni 2026-2029.

Secondo le previsioni dell’ISTAT, alla fine del 2026 si dovrebbe registrare una crescita dell’indice IPCA al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati del +2,4%. Per il triennio successivo la crescita dovrebbe essere leggermente più accentuata nel 2027 attestandosi, secondo le stime dell’ISTAT, al 2,6% mentre per sia il 2028 che per il 2029 l’incremento dell’IPCA dovrebbe attestarsi rispettivamente al +2,1% e al +2,0%.

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Nota su Aggiornamento sulla proposta di riforma PAC 2028-2034 – le ipotesi di modifiche al budget e alla governance e una rassegna delle posizioni politiche nel Parlamento europeo

Nota su Aggiornamento sulla proposta di riforma PAC 2028-2034 – le ipotesi di modifiche al budget e alla governance e una rassegna delle posizioni politiche nel Parlamento europeo

Il 16 e 17 luglio 2025 la Commissione europea ha presentato un cospicuo pacchetto di proposte regolamentari per la riforma dei meccanismi di funzionamento della Politica Agricola Comune nel periodo 2028-2034. Tali proposte sono strettamente collegate alla definizione delle risorse complessive destinate alla nuova programmazione europea nell’ambito del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-203

Nel confronto europeo è centrale quindi il tema delle risorse destinate alla PAC e del suo assetto di governance su cui nell’ambito di due lettere indirizzate al Parlamento e al Consiglio europeo sono stati avanzate già delle proposte di modifica dalla parte della stessa Presidente von der Leyen. 

Parallelamente, nell’ambito dei lavori della Commissione AGRI del Parlamento europeo si sono svolti momenti di confronto che hanno coinvolto le diverse forze politiche, dai quali sono emerse le posizioni dei gruppi sulla riforma. 

In questa prospettiva, nella nota partendo da una analisi dei contenuti delle proposte di modifica su budget e governance della PAC viene proposta una rassegna delle posizioni finora espresse da parte delle forze politiche, anche al fine di comprendere i possibili esiti dell’azione “correttiva” sulle proposte di riforma che potrà essere esercitata dal Parlamento europeo.

L’analisi mette in evidenza come i gruppi PPE, S&D, Renew Europe e Greens/EFA esprimano una profonda preoccupazione istituzionale e strutturale verso la riforma, temendo che la nuova architettura dei Piani di Partenariato Nazionale e Regionale (NRPP) possa mettere in discussione la natura “comune” della stessa della PAC. Critiche vementi provengono anche dai gruppi ECR, The Left, Patriots for Europe ed ESN che chiedono l’introduzione del principio di reciprocità negli accordi commerciali internazionali per evitare la concorrenza sleale.

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Nota su distribuzione, produzione interscambio commerciale dei fertilizzanti in Italia 

Nota su distribuzione, produzione interscambio commerciale dei fertilizzanti in Italia 

Nel 2024 in Italia sono stati distribuiti quasi 4,1 milioni di tonnellate di fertilizzanti per uso agricolo, con una flessione del10,6% rispetto all’anno precedente e un livello dell’8% inferiore alla media del quinquennio 2019-2023.

La quantità dei concimi minerali si attesta a circa 1,8 milioni di tonnellate, mentre gli ammendanti subiscono una flessione a circa 1,0 milioni di tonnellate (-19,9%) e i correttivi registrano un aumento del 19,8%, attestandosi a circa 457 mila tonnellate.

L’azoto passa da 65,7 kg/ha nel 2015 a 46,3 kg/ha nel 2024, l’anidride fosforica da 20,8 a 11,7 kg/ha e i mesoelementi-ossido potassico da 15,8 a 9,6 kg/ha.

La produzione nazionale copre stabilmente tra il 70% e il 75% dei volumi distribuiti. I primi 10 paesi coprono il 75% circa del valore totale degli acquisti all’estero di fertilizzanti in Italia. L’Egitto è il primo fornitore con una quota del 18,1% del valore importato complessivo seguito da La Federazione Russa che si colloca al secondo posto (12,4%).

Le forniture dirette di fertilizzanti dai Paesi del Golfo verso l’Italia sono complessivamente molto marginali, con un peso pari allo 0,3% delle importazioni italiane, ma la dipendenza è più elevata poiché una quota rilevante dei fertilizzanti importati è prodotta utilizzando gas naturale proveniente dalla stessa area o trasportata attraverso rotte che transitano nelle sue acque.

Per l’Italia, Paese fortemente dipendente dalle importazioni e con una capacità produttiva interna limitata, la crisi dello Stretto di Hormuz configura un rischio strategico di primaria importanza.

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Report: “Lo stretto di Hormuz e gli shock energetici globali”

Report: “Lo stretto di Hormuz e gli shock energetici globali”

La guerra iniziata il 28 febbraio con l’attacco di Stati Uniti, Israele contro l’Iran ha innescato una nuova crisi energetica globale, con epicentro nello stretto di Hormuz, snodo strategico da cui transita circa un quarto del petrolio e una quota rilevante del gas naturale liquefatto mondiale. L’aumento del rischio geopolitico ha determinato una forte crescita dei prezzi dell’energia, con il petrolio in aumento del 20–35% e il gas fino al 75%, trasmettendo lo shock anche al mercato dei fertilizzanti e, indirettamente, al settore agroalimentare.

A differenza della crisi del 2022, lo shock attuale origina principalmente dal lato energetico e si diffonde all’economia attraverso l’aumento dei costi di produzione e la riduzione del reddito reale, configurandosi come uno shock negativo di offerta. Le conseguenze includono maggiore inflazione, minore crescita e rischio di stagflazione, con effetti più intensi per l’Unione Europea rispetto agli Stati Uniti.

Per il caso italiano, interventi come la riduzione delle accise, sono utili nel breve periodo ma limitati, rendendo necessarie strategie di lungo periodo basate sulla diversificazione energetica e sulla riduzione della dipendenza da aree instabili.

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Nota su Il lavoro femminile dipendente nell’Industria alimentare, delle bevande e del tabacco

Nota su Il lavoro femminile dipendente nell’Industria alimentare, delle bevande e del tabacco

L’industria alimentare e delle bevande rappresenta uno dei comparti più resilienti del sistema produttivo italiano. Nel 2024 il settore ha raggiunto 479.411 occupati dipendenti. Il lavoro femminile rappresenta una componente fondamentale con il 41,4% degli occupati dipendenti (198.352 lavoratrici).

Le donne rappresentano una componente significativa dell’occupazione nell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco (41,4% del totale) ma restano esposte a un divario evidente in termini di qualità del lavoro. La crescita occupazionale femminile è meno intensa di quella maschile (+2,5% Vs. +2,6% nel periodo 2019-2024), il part-time continua a gravare in misura prevalente sulle lavoratrici (66,0%) e l’invecchiamento della forza lavoro femminile (7,8% del totale è over 55) segnala criticità nell’accesso delle più giovani nel settore. Rimane di notevole importanza il divario retributivo di genere: nel 2024 la retribuzione media annua delle donne è circa il 70% di quella degli uomini, un differenziale che, pur in lieve riduzione rispetto al 2019, continua a caratterizzare in modo significativo il settore dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco.

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