Il lavoro femminile dipendente in agricoltura rappresenta una componente importante del settore, con 308.226 lavoratrici nel 2024, pari al 30,2% degli occupati dipendenti. Nel periodo 2019–2024 il lavoro femminile dipendente nel settore agricolo italiano ha registrato una contrazione significativa (-8,8%), passando da circa 338.000 unità a poco più di 308.000. A fronte di questa contrazione occupazionale, il volume complessivo di giornate lavorate ha mostrato una maggiore stabilità, raggiungendo nel 2024 il valore più alto dell’intero periodo.
Prosegue inoltre il processo di invecchiamento della forza lavoro anche per la componente occupazionale femminile, mentre dal punto di vista geografico oltre il 55% delle lavoratrici impiegate in agricoltura si concentra tra Sud e Centro. Nel 2024 le lavoratrici straniere impiegate nel settore agricolo sono 77.282 e rappresentano il 24,6% del totale degli occupati agricoli non italiani. Sul fronte delle retribuzioni, nel 2023 la retribuzione media annua delle donne è circa il 75% di quella degli uomini: rispetto al 2015 il gap retributivo si è ridotto ma nel settore agricolo rimane comunque caratterizzato da un divario importante.
Nel 2025 il settore dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca ha mostrato un andamento in lieve crescita. Secondo i dati ISTAT, il valore della produzione si è attestato a 80,1 miliardi di euro, superando i 77,1 miliardi rilevati nel 2024. L’incremento del 3,9% è stato determinato soprattutto dalla crescita dei prezzi (+3,6%), mentre il contributo dei volumi è risultato più contenuto (+0,3%). Nello stesso periodo, il valore aggiunto del settore è aumentato da 44,2 a 46,6 miliardi di euro.
Analizzando le singole componenti del comparto, l’agricoltura ha rappresentato la quota prevalente della produzione, raggiungendo un valore di 75,2 miliardi di euro. Tra le coltivazioni erbacee si nota un incremento dell’1,0% in volume, grazie soprattutto all’ottima performance dei cereali (+4,1%), mentre per le coltivazioni legnose l’olio d’oliva ha segnato l’aumento più significativo (+9,6%), seguito dal vino (+2,9%). In netta controtendenza si è posizionato il comparto della frutta, che ha subito un calo dei volumi del 7,3%.
Nel 2025, i prezzi dei beni e dei servizi impiegati nel settore agricolo sono tornati a crescere, registrando un aumento medio dell’1,0%. Nonostante la ripresa dei costi, l’andamento è rimasto più contenuto rispetto al rialzo dei prezzi dei prodotti venduti, permettendo al settore di mantenere una ragione di scambio favorevole pari al 3,0%.
Gli interventi previsti dalla PAC 2023-2027 registrano livelli di avanzamento della spesa differenziati. Mentre per il I pilastro e per gli interventi settoriali si registrano performance di spesa rispettivamente del 51,9% e del 34,6% del totale delle risorse programmate, la spesa relativa al II pilastro appare caratterizzata da maggiori rallentamenti, essendo stato erogato finora il 24,1% del totale della dotazione finanziaria 2023-2027.
Per i Pagamenti diretti (I pilastro), al 31 marzo 2026 sono stati erogati circa 9,1 miliardi di euro, pari al 51,9% del complesso delle risorse programmate per il periodo 2023-2027. Oltre la metà delle erogazioni (50,1%) riguarda i pagamenti effettuati per il BISS – Sostegno di base al reddito per la sostenibilità. Seguono le erogazioni relative agli Eco-schemi (23,5% del totale), quelle del Sostegno accoppiato (13,6%) e quelle per il CRISS – Sostegno redistributivo complementare al reddito per la sostenibilità (11,0%).
Per gli Interventi settoriali, al 31 marzo 2026 sono stati erogati circa 1.098,3 milioni di euro, pari al 34,6% del complesso delle risorse programmate. Circa la metà delle erogazioni (49,3%) riguarda i pagamenti effettuati per il settore vitivinicolo. Seguono le erogazioni relative al settore ortofrutticolo (39,8% del totale) e quelle per il settore olivicolo-oleario (8,6%).
Per lo Sviluppo Rurale (I pilastro), con oltre 3,8 miliardi di euro erogati, l’avanzamento della spesa si attesta al 24,1% rispetto al complesso delle risorse programmate per il periodo 2023-2027. Bolzano, Molise e Valle d’Aosta si collocano ai primi posti della graduatoria per avanzamento della spesa del Complemento per lo Sviluppo Rurale ( CSR ), mentre Marche, Trento e Puglia presentano i livelli più bassi di avanzamento della spesa del CSR.
Il 15 giugno 2026 l’ISTAT ha pubblicato i dati definitivi dell’inflazione misurata sulla base dell’indice IPCA al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati per il periodo 2022-2025. Nella stessa nota viene pubblicata la previsione dell’indicatore per gli anni 2026-2029.
Come si può osservare dalla figura 1, nel 2025 l’indice IPCA al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati registra una crescita del +1,9%, -0,1% rispetto alla previsione del +2,0% diffusa dall’ISTAT il 12 giugno 2025.
Figura 1 – IPCA netto dei beni energetici importati nel 2022-2025: realizzazione e scostamenti tra realizzazione e previsione (realizzazione: variazioni percentuali; scostamenti: punti percentuali)
Fonte: Elaborazioni Fondazione Metes su dati ISTAT, 2026
L’anno 2022 è quello caratterizzato dal maggiore scostamento tra la previsione ISTAT e il valore rilevato a consuntivo dell’indice IPCA al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati: +1,9%.
Tabella 1 – Inflazione IPCA al netto degli energetici importati: previsione 2026-2029 (var. %)
2026
2027
2028
2029
IPCA al netto degli energetici importati
2,4
2,6
2,1
2,0
Fonte: ISTAT, 2026
La tabella 1 riporta le previsioni dell’inflazione misurata dall’indice IPCA al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati per gli anni 2026-2029.
Secondo le previsioni dell’ISTAT, alla fine del 2026 si dovrebbe registrare una crescita dell’indice IPCA al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati del +2,4%. Per il triennio successivo la crescita dovrebbe essere leggermente più accentuata nel 2027 attestandosi, secondo le stime dell’ISTAT, al 2,6% mentre per sia il 2028 che per il 2029 l’incremento dell’IPCA dovrebbe attestarsi rispettivamente al +2,1% e al +2,0%.
Il 16 e 17 luglio 2025 la Commissione europea ha presentato un cospicuo pacchetto di proposte regolamentari per la riforma dei meccanismi di funzionamento della Politica Agricola Comune nel periodo 2028-2034. Tali proposte sono strettamente collegate alla definizione delle risorse complessive destinate alla nuova programmazione europea nell’ambito del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-203
Nel confronto europeo è centrale quindi il tema delle risorse destinate alla PAC e del suo assetto di governance su cui nell’ambito di due lettere indirizzate al Parlamento e al Consiglio europeo sono stati avanzate già delle proposte di modifica dalla parte della stessa Presidente von der Leyen.
Parallelamente, nell’ambito dei lavori della Commissione AGRI del Parlamento europeo si sono svolti momenti di confronto che hanno coinvolto le diverse forze politiche, dai quali sono emerse le posizioni dei gruppi sulla riforma.
In questa prospettiva, nella nota partendo da una analisi dei contenuti delle proposte di modifica su budget e governance della PAC viene proposta una rassegna delle posizioni finora espresse da parte delle forze politiche, anche al fine di comprendere i possibili esiti dell’azione “correttiva” sulle proposte di riforma che potrà essere esercitata dal Parlamento europeo.
L’analisi mette in evidenza come i gruppi PPE, S&D, Renew Europe e Greens/EFA esprimano una profonda preoccupazione istituzionale e strutturale verso la riforma, temendo che la nuova architettura dei Piani di Partenariato Nazionale e Regionale (NRPP) possa mettere in discussione la natura “comune” della stessa della PAC. Critiche vementi provengono anche dai gruppi ECR, The Left, Patriots for Europe ed ESN che chiedono l’introduzione del principio di reciprocità negli accordi commerciali internazionali per evitare la concorrenza sleale.
Nel 2024 in Italia sono stati distribuiti quasi 4,1 milioni di tonnellate di fertilizzanti per uso agricolo, con una flessione del10,6% rispetto all’anno precedente e un livello dell’8% inferiore alla media del quinquennio 2019-2023.
La quantità dei concimi minerali si attesta a circa 1,8 milioni di tonnellate, mentre gli ammendantisubiscono una flessione a circa1,0 milioni di tonnellate (-19,9%) e i correttivi registrano un aumento del 19,8%, attestandosi a circa 457 mila tonnellate.
L’azoto passa da 65,7 kg/ha nel 2015 a 46,3 kg/ha nel 2024, l’anidride fosforica da 20,8 a 11,7 kg/ha e i mesoelementi-ossido potassico da 15,8 a 9,6 kg/ha.
La produzione nazionale copre stabilmente tra il 70% e il 75% dei volumi distribuiti. I primi 10 paesi coprono il 75% circa del valore totale degli acquisti all’estero di fertilizzanti in Italia. L’Egitto è il primo fornitore con una quota del 18,1% del valore importato complessivo seguito da La Federazione Russa che si colloca al secondo posto (12,4%).
Le forniture dirette di fertilizzanti dai Paesi del Golfo verso l’Italia sono complessivamente molto marginali, con un peso pari allo 0,3% delle importazioni italiane, ma la dipendenza è più elevata poiché una quota rilevante dei fertilizzanti importati è prodotta utilizzando gas naturale proveniente dalla stessa area o trasportata attraverso rotte che transitano nelle sue acque.
Per l’Italia, Paese fortemente dipendente dalle importazioni e con una capacità produttiva interna limitata, la crisi dello Stretto di Hormuz configura un rischio strategico di primaria importanza.